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Utente: enorbalac
Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.

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venerdì, 30 novembre 2007

Ritornare a sentire

 "il fresco profumo della libertà"

Borsellino

Postato da: enorbalac a 02:57 | link | commenti (5)

giovedì, 29 novembre 2007

In ogni quartiere c'è un pezzo della realtà di Brancaccio

 Esiste un legame ancestrale tra la terra di Sicilia e quella di Calabria ed in particolare tra la Locride e la periferia di Palermo. Sono terre accomunate dallo stesso dolore e dalla stessa sofferenza, dalla stessa voglia di lottare e di estirpare “il brutto delle erbacce” che soffoca il bello di queste “terre giardino”.
Da qualche tempo questo legame si è ancora di più rafforzato grazie alla figura di una suora, Suor Carolina Iavazzo, che per quattordici anni è stata assistente di Don Pino Puglisi. Dopo la morte di Don Pino è stata chiamata da Monsignor Bregantini a portare la sua grande esperienza ed il suo contributo di fede e di speranza al servizio di questa terra, della Locride.
Padre Puglisi ucciso dalla mafia” e suor Carolina, sua assistente, qui a Bosco. In una terra trafitta dall’odio e dall’arroganza di una cultura oramai modificata, che non ha più radici storiche. Ma che è ormai cruda delinquenza. Stamani Bosco si è riempito di aria nuova, per un giorno il grecale ha spazzato via quella cappa che logora il nostro paese, e l’intera locride. Parole dure e toccanti quelle del vescovo all’inaugurazione del centro “Padre Puglisi” a Bosco s. Ippolito, una piccola frazione di Bovalino marina, a soli otto chilometri da San luca. Parole che fanno riflettere. “Siete voi la chemio che curerà questo tumore”. Con queste parole ha poi elogiato l’impegno dei molti ragazzi presenti all’iniziativa. La giornata è iniziata con una celebrazione eucaristica. Dopo la messa la giornata è continuata con canti e  danze caratteristici, nel centro della piazza. Subito dopo una processione ha accompagnato suor Carolina davanti al portone del centro. Dopo la benedizione da parte del vescovo si è potuti procedere con il tradizionale taglio del nastro.
All’interno del centro un abbondante buffet ha accolto le persone, accorse da più parti della Sicilia, che hanno potuto così assaggiare i piatti tipici che una terra come la nostra regala. Nel pomeriggio giochi e danze hanno rallegrato i presenti, piccini e non. Il centro Padre Puglisi che, ha come fondatrice nonché responsabile, Suor Carolina Iavazzo, vuole diventare un centro di aggregazione, un luogo dove i ragazzi possono stare insieme. I locali del centro “Padre Puglisi” ospiteranno laboratori artigianali di decoupage, pirografia, pittura su vetro, lavorazione cera, legno e gesso, ed ancora una piccola biblioteca, una sala di informatica ed internet point ed ancora i ragazzi si potranno cimentare con attività sportive, di teatro, di animazione di strada ed anche di giornalismo, con un piccolo giornalino casalingo che viene fatto direttamente dai ragazzi del centro Padre Puglisi.
Il centro – dichiara  suor Carolina- registra attualmente, la presenza quotidiana e costante di circa 30 ragazzi tra i 12 ed i 20 anni, è pian piano diventato un luogo di incontro e confronto per i ragazzi che, grazie all’utilizzo di metodi alternativi si avvicinano con criticità alle problematiche che caratterizzano la loro crescita. La finalità –conclude la religiosa- è quella di attuare un cambiamento socio-culturale attraverso i giovani del luogo, stimolandoli ad esprimere le loro risorse e a sentirsi “persone”.

Era da tanto tempo che non li vedevo sorridere. “Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno. Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un'illusione che non possiamo permetterci. E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto..." 
(don Giuseppe Puglisi)
 

Ogni uomo porta con se` dei sogni piu` o meno belli, piu` o meno personali o comunitari, a volte individuali, a volte universali. Padre Puglisi, un giorno, ha fatto un bellissimo sogno: portare il sole nel quartiere Brancaccio. Il sole della solidarieta`, del riscatto morale e civile, il sole della promozione umana e spirituale, il sole della pulizia di ogni ordine, il sole della bonta`, della liberta, del sorriso e dell’Amore... Qualcuno, sicuramente, vive altrove e realizza in altri luoghi l’ultimo sogno di padre Puglisi perche` ovunque, in ogni citta`, in ogni quartiere c’e` un pezzo della realta` di Brancaccio.
(Suor Carolina)

Postato da: enorbalac a 18:56 | link | commenti
cultura, riflessioni, mafia, giovani, antimafia, libertà, sud , legalità, calabria, con gli occhi del sud, racconti del sud, calabriamara

mercoledì, 28 novembre 2007

SPERANZE
un grido di lotta
a
30 anni dalla morte
  di 
Peppino Impastato

Per guardare lo spettacolo teatrale clicca qui

Postato da: enorbalac a 23:04 | link | commenti
riflessioni, mafia, giovani, antimafia, libertà, sud , legalità, con gli occhi del sud

lunedì, 26 novembre 2007
Stelle marine

Oggi vorrei mettere da parte per qualche momento la stretta attualità e ritornare a riflettere sui grandi temi della vita...
Tratto da (Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole)
Una tempesta terribile si abbatté sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l'acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d'acciaio aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare. Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l'acqua si placò e si ritirò. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell'agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa. Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche delle troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.

Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente. All'improvviso, il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell'acqua. Poi tornò indietro e ripeté l'operazione. Dalla balaustrata di cemento, un uomo lo chiamò. "Ma che fai, ragazzino?". "Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia" rispose il bambino senza smettere di correre. "Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!" gridò l'uomo. "E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!".

Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un'altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui". L'uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell'acqua. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell'acqua. Così furono salvate tutte.

Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare.

Postato da: enorbalac a 09:13 | link | commenti (2)
riflessioni, giovani

venerdì, 23 novembre 2007
Il caso Basilicata...

...se ne discute questa sera a Potenza, Teatro don Bosco ore 17:30, con Marco Travaglio, Antonio Ingroia, Beatrice Borromeo, Antonio Massari, Carlo Vulpio e Marcello Cozzi!

Vignetta venerdì 23 novembre

il Tratto

Postato da: iltratto a 10:05 | link | commenti (1)
legalità

mercoledì, 21 novembre 2007

VITTIME MAFIA: CONTINUA A PALERMO PROTESTA FAMILIARI
(nell'indifferenza generale dei mezzi di informazione troppo impegnati a stringere alleanze e patti di non aggressività...)

PALERMO (ITALPRESS) - Prosegue a Palermo - nonostante il via libera della Camera a uno stanziamento di 173 milioni per il 2007 - la protesta dei familiari delle vittime di Cosa nostra, incatenati da sei giorni davanti ai cancelli della Prefettura. "Continueremo a protestare a oltranza - dice all'ITALPRESS Sonia Alfano, figlia di Giuseppe, il giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) assassinato nel gennaio del 1994 - perche' in realta' non e' cambiato nulla. Se il provvedimento non diventa parte integrante della Finanziaria non ci sara' alcuno stanziamento. Dubitiamo inoltre che i soldi possano bastare per tutti. Altre volte, in passato, esponenti delle istituzioni avevano fatto simili promesse e non sono mai state mantenute". "Non e' una questione solo economica - continua Sonia Alfano -. Possiamo rinunciare allo stanziamento se lo Stato non ha abbastanza risorse, ma chiediamo almeno che ci diano il riconoscimento giuridico di familiari di vittime della mafia. Se non e' possibile - aggiunge - allora si abolisca la legge 206/2004 che riconosce invece lo status di familiari di vittime del terrorismo". (ITALPRESS) 21-Nov-07 17:51 NNNN

Postato da: enorbalac a 17:18 | link | commenti

lunedì, 19 novembre 2007

I familiari delle vittime di mafia si incatenano ai cancelli della Prefettura

sabato 17 novembre 2007

ULTIM'ORA - A Palermo va avanti ormai da ventiquattro ore la protesta dei familiari delle vittime della mafia per la mancata approvazione nella Finanziaria in Senato dell’emendamento che avrebbe equiparato le vittime della mafia a quelle del terrorismo.
E con Sonia e Chicco Alfano sotto la pioggia sono ormai oltre trenta le madri, i padri i figli delle vittime che si sono incatenati ai cancelli della Prefettura, tra loro le famiglie Montanaro, Ievolella, Ciminisi, Castelbuono, Mondo, Moltalto, Gullo, Cuttitta, Chiaramonte, Agostino, Di Bona, Dommarito, maniscalco, Irone, Cafà, Spartà, Russo e Domè. Da sottolineare la scarsa solidarietà istituzionale e l’appiattimento mediatico dati alla protesta, che andrà avanti ad oltranza sino a quando il Parlamento non approverà l’emendamento.

 

Postato da: enorbalac a 19:03 | link | commenti (3)
politica, riflessioni, mafia, antimafia, sud , legalità, con gli occhi del sud

domenica, 18 novembre 2007

Anche Sonia Alfano si è ammastellata
di Sonia Alfano   
domenica 18 novembre 2007


LETTERA APERTA A BEPPE GRILLO

Caro Beppe,
Ti ho già scritto a settembre e tu molto gentilmente pubblicasti, per ben due giorni consecutivi, la mia lettera indirizzata al capo dello Stato e sottoscritta peraltro da Salvatore Borsellino, con la quale chiedevamo l'intervento di Napolitano per mettere fine all'imbarazzante "esibizione istituzionale" di Clemente Mastella. Ovviamente il tutto era riferito alla vicenda De Magistris. Da allora, come tu ben sai, di acqua sotto i ponti ne è passata ma evidentemente non era pulita da spazzare determinati personaggi.

Con il movimento "Ammazzateci tutti" abbiamo portato avanti svariate iniziative non solo in Calabria, ma anche in Sicilia e nel Lazio, al fine di informare soprattutto i giovani delle scuole circa quello che sta accadendo nel nostro paese. Per molti può sembrare l'ennesimo falso scontro politico ben architettato dietro le quinte e che si concluderà con i soliti tarallucci e vino. E l'operato di Mastella proprio in riferimento a ciò è noto ormai a tutti.

Però, in merito all'annuncio del "clemente" Clemente con il quale ieri ha informato che ti denuncerà per alcune tue esternazioni circa la sua persona e il suo operato, vorrei dirti qualcosa.  La sottoscrittta insieme a Salvatore Borsellino, Rosanna Scopelliti e Aldo Pecora nell'ambito di diverse lettere e interviste rilasciate a diversi organi di stampa, hanno chiaramente ed inequivocabilmente parlato di Mastella definendolo più che amico di un mafioso, testimone di nozze di Francesco Campanella,  nonché bravo ad intrattenere rapporti molto cordiali con esponenti di spicco  dell'indagine WHY NOT; tra l’altro  proprio la sottoscritta nel corso di un'intervista rilasciata a Porta  a Porta l'8 ottobre scorso, e trasmessa la stessa sera, affermava testualmente: "oggi non è più necessario uccidere magistrati come Falcone, Borsellino, Costa, Terranova o come Scopelliti; oggi basta semplicemente trasferire un magistrato con uno strumento normativo come quello che sta adoperando Mastella, e poi tornerà il silenzio".
Mastella in studio, nonostante sia stato pungolato da Vespa, ha commentato gli eventi di quel giorno senza entrare nel merito delle mie affermazioni.

Ma c'è di più: il 18 ottobre scorso ho partecipato ad un faccia a faccia telefonico con Mastella organizzato e pubblicato dalla rivista MicroMega. In circa 35 minuti di conversazione monocorda,  Mastella oltre che difendere la sua amicizia con Campanella e con Saladino, con Bisignani e Musco, continuava a ripetere che lui è una persona perbene e che mi avrebbe querelato se avessi continuato a "scendere nelle piazze per dire alla gente che lui è amico dei mafiosi". Peraltro dispongo dell'audio della telefonata il cui contenuto si potrebbe definire  molto tragicomico. Facevo molta fatica a comprendere le sue risposte, eppure Ceppaloni è in Italia! E pensare che ero convinta che il caro Mastella avesse toccato il fondo quando dopo la trasmissione AnnoZero, si rivolse a me e Rosanna Scopelliti definendoci due giovani qualunque portate negli studi televisivi con chissà quali propositi. Non che essere definite persone qualunque ci offenda, anzi! Semplicemente sconoscendo i nostri cognomi e le storie dei nostri padri, confermava la teoria secondo la quale Mastella da sempre è impegnato a coltivare ben altri rapporti di amicizia  che gli hanno sottratto il tempo necessario per studiare la storia degli ultimi anni del nostro paese.

A questo punto visto che ti querelerà per le stesse cose  dette anche da me, invito pubblicamente lo stesso Mastella a querelarmi, dopodiché in caso di sua vittoria  lo risarcirò con gli stessi soldi che mi devolverà visto  che ha espresso il desiderio di devolvere eventuali proventi da questa  querela a favore delle vittime della mafia. O pensa che querelare familiari di vittime della mafia  non lo porrebbe bene agli occhi dell'opinione pubblica? Opportunismo insomma. Scherzi a parte Mastella, ma lei è veramente convinto di poter continuare a gongolare per come ha propinato e fatto metabolizzare le sue malefatte agli italiani con il placet del capo del governo e non solo, e addirittura continua a credere di poter fare elemosina a chi lei non è neanche degno di rivolgere le sue scuse?

 

Postato da: enorbalac a 23:01 | link | commenti (1)

Beppe Grillo al Parlamento Europeo 

Postato da: enorbalac a 00:53 | link | commenti

SENZA VERGOGNA!

 Mi ritrovo qui, ad un anno di distanza, a scrivere una lettera dai contenuti identici a quella dell’anno prima.
Devo di nuovo scendere in campo per difendermi e per difendere la mia famiglia, soprattutto mio nonno e mio zio che oggi non ci sono più e non possono farlo da soli. Un anno fa scrivevo al presidente della regione Sicilia, Cuffaro, per chiedergli di tenersi stretti i volgari denari che gli sarebbero pervenuti dai processi vinti contro i suoi diffamatori anziché devolverli alle famiglie delle vittime di mafia. Non fosse altro perché egli stesso era indagato per mafia. E un bracconiere che sostiene il Wwf non sarebbe stato credibile. Oggi devo di nuovo intervenire e ricordare, questa volta al ministro della giustizia Mastella, che i familiari di vittime di mafia non sono una merce elettorale, né un modo per giustificare querele per diffamazione e farle sembrare più buone.

 E’ di oggi infatti, la notizia che il ministro Mastella querelerà Beppe Grillo per delle sue dichiarazioni, è devolverà ai familiari di vittime di mafia l’indennizzo che prevede di percepire.E’ squallido l’atteggiamento e la mentalità di personaggi come Mastella, che si scomodano e ci chiamano in causa per promettere spiccioli a quelli che forse vedono come morti di fame che elemosinano, dimenticandosi che non è di denaro che abbiamo sete, ma di giustizia e di verità, anche in casi che nulla hanno a che fare con i nostri personali trascorsi ma che ci darebbero speranza per il futuro, come quello De Magistris. E io e la mia famiglia oggi siamo stanchi di subire queste reiterate offese alla nostra dignità e a quella dei nostri cari che sono stati uccisi da un’associazione criminale chiamata mafia, ma anche da uno stato che non ha saputo proteggere un uomo come mio nonno che cercava verità per il figlio ucciso, a cui ha concesso solo una pistola per difendersi.

Sono disgustato e fatico a rimanere composto e a mantenere un linguaggio degno della memoria dei miei parenti, ma la rabbia, l’indignazione verso un personaggio come Mastella, che si eleva a nostro paladino è tanta, e questa volta non tollereremo questo ennesimo atto di sprezzante carità. Ci ha provato Cuffaro, adesso Mastella. Ma perché in Italia è così difficile essere lasciati in pace, lontani da becere diatribe politiche, a condurre una personale lotta per la memoria, per il ricordo dei propri cari e di tutti quelli che come loro credevano e sono morti per la giustizia. Perché non si può rimanere da soli, ad assimilare e metabolizzare un dolore che ci ha sconvolto l’esistenza? Ho capito che in Italia non si può. Ogni giorno dobbiamo subire un “nuovo arrembante” che getta fango su delle famiglie che per colpa della mafia ancora piangono. Ogni giorno un nuovo eroe che si mette in bocca parole su cui invece dovrebbe riflettere e fare mea culpa. Un giorno ci tocca sentire il presidente dell’assemblea siciliana Miccichè dire che è un brutto simbolo intitolare l’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino perché ricordano la mafia. Quello dopo un ministro della repubblica indagato abuso d’ufficio, finanziamento illecito dei partiti e truffa che vuole diventare nostro azionista e darci i soldi di Beppe Grillo, colpevole di salvaguardare a Strasburgo un giudice che lui vorrebbe fuori gioco. Il rispetto, il senso dello stato non si vende e non si compra, per diamine.

 Io sono stanco, sfiancato. Sono stanco di dovere difendere i miei parenti non da mafiosi o criminali, che sarebbe anche una mia prerogativa e una scelta di vita che ho fatto, ma da gente che dovrebbe far di tutto per starci accanto e per aiutarci. Ma come ci si può permettere di parlare di soldi, di fare i gradassi su questioni così delicateLa famiglia Calasanzio rifiuta formalmente ogni contributo, ogni centesimo proveniente da queste fonti, non perché siamo ricchi od arroganti, ma perché abbiamo vissuto una tragedia che ci ha duramente messi alla prova, e perché vorremmo solo una buona politica, un impegno serio per stare accanto a quelle famiglie come la nostra che sono state colpite da un associazione criminale. La dignità non si compra, caro ministro, continui per la sua strada, lasciandoci in pace, perché siamo gente onesta, modesta e composta, che non vogliamo mai essere confusi con chi fa la guerra alla magistratura democratica che porta avanti le proprie indagine con rispetto sia per la parte offesa che per gli indagati. Una magistratura che mai ci ha giovato, regalandoci solo una condanna per il killer di mio nonno e tanta sofferenza, ma che nonostante questo mai ci sentiremmo di attaccare e demonizzare, perché rappresenta la giustizia, l’unica e l’ultima cosa in cui crediamo. Benny Calasanzio 15.11.2007

Postato da: enorbalac a 00:06 | link | commenti