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Utente: enorbalac
Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.

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sabato, 22 dicembre 2007

Benigni, l'Italia, il Sud, le donne e il senso della vita...

Postato da: enorbalac a 01:01 | link | commenti (4)
poesia, riflessioni, mafia, sud , con gli occhi del sud

 Una scintilla d'eternità...

Postato da: enorbalac a 00:10 | link | commenti
poesia, riflessioni, donne, religione

martedì, 18 dicembre 2007

POVERA PATRIA !

 

Postato da: enorbalac a 03:28 | link | commenti (2)

sabato, 15 dicembre 2007

Napolitano, scommettiamo su Italia

'Sulle sue tradizioni storiche e sui propri spiriti animali'  

(ANSA)- NEW YORK, 13 DIC - 'Possiamo scommettere sull'Italia, sulle sue tradizioni storiche e sui propri spiriti animali': lo ha detto Giorgio Napolitano a New York. Il Presidente della Repubblica, parlando al Council on Foreign Relations, ha aggiunto: 'Spiriti animali e' un riferimento alla vitalita' italiana, agli spiriti animali del capitalismo di cui parlava Keynes'. All'incontro con Napolitano era presente anche l'ex ambasciatore Usa in Italia, Richard Gardner. 13/12/2007

Postato da: enorbalac a 10:37 | link | commenti

Nummeri

Conterò poco, è vero : diceva l'Uno ar Zero 
ma tu che vali ?
Gnente: proprio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento ? Centomila. E' questione de nummeri.
A un dipresso è quello che succede a un dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso.
  

 

 

Postato da: enorbalac a 01:39 | link | commenti

giovedì, 13 dicembre 2007

Diffondi la Petizione: Copia e incolla il codice
Nessuno tocchi Clementina

Postato da: enorbalac a 11:19 | link | commenti

Tutto partì da qui...

Lettera ad un prete
scritto da piergi22 il lunedì, 10 dicembre 2007,12:02

Ti ho intravisto ieri pomeriggio a Canale 5. Eri nella fossa dei leoni. Avevi tutti contro. Tu eri lì per difendere una cosa buona, ai tuoi occhi, non un tuo opportunistico vantaggio. Volevi integrare nella tua vita di sacerdote cattolico il candore e la genuinità di un sentimento come l'amore tra due creature, uomo e donna, cosa che coinvolge prima o poi tutti. Volevi affermare che la disciplina ecclesiastica, che vede sacerdozio e matrimonio come due opzioni che si escludono a vicenda, potrebbe essere cambiata senza danno, anzi a vantaggio delle finalità pastorali e spirituali della comunità credente. Ti sei trovato di fronte, invece, una ostilità massiccia che forse non ti aspettavi. Ti sei trovato di fronte alla strumentalità di un popolo che vuole le libertà, di tutti ad eccezione della chiesa cattolica che deve restare autoritaria e severa. Ti sei trovato di fronte alla paura antica di un popolo che ha sempre subìto e che ha dovuto sempre rimandare le idee di vendetta, e che ora vede il soldatino che si è allontanato dalla schiera come una preda per ogni disprezzo e dileggio. Sappi che sono con te. Ti apprezzo e ti stimo, so che sei un idealista e un uomo onesto che disprezza l'ipocrisia. Abbi fiducia, non sentirti mai solo, sappi che altri ti hanno aperto la strada e hanno reso più facile il tuo cammino. Sei nel cuore della Madre, là dove germina il sacerdozio nuovo, né ebraico, né pagano, ma di Gesù.
Non poteva mancare la mia risposta...
Religione=Confusione
scritto da enorbalac il lunedì 10 dicembre 2007 alle ore 23:19
Come al solito si affrontano temi complessi e delicati con la stessa superficialità con cui si guarda un show televisivo o lo stacchetto musicale di avvenenti veline. Al punto che vengono trasmessi dei messaggi sbagliati che tendono ad omologare per esempio la concezione che i giovani hanno della Chiesa. E' per questo che ancora una volta, pur non essendo un cattolico fervente, mi ritrovo a difendere e a portare avanti temi che richiederebbero altri spazi e maggiori approfondimenti.  (Mi torna spesso in mente la pubblicità della Rai che dice "non vogliamo farti somigliare alla televisione, vogliamo una televisione che somigli a te"...) La Chiesa considera il celibato come un dono e questo è il modo nel quale la vasta maggioranza dei sacerdoti ha sempre considerato e sempre considererà il celibato.
Castità, povertà, obbedienza.
E deve proprio apparire strana agli occhi di molti un’esistenza come questa, così difforme dai modi comuni di vita e di pensiero, da apparire impossibile o incomprensibile. Eppure, proprio l’apparente stranezza, rende lo stile di vita religioso oggi ancora più significativo, perché lo pone di fronte alla gente come un interrogativo, quasi come una provocazione cui cercare una risposta e una spiegazione soddisfacente; ora la risposta all’interrogativo ad una vita come questa non può venire che dal riferimento a Dio, così come c’è stato rivelato attraverso Gesù Cristo nella forza dello Spirito Santo. La vita religiosa non è una scelta dell’uomo ma una chiamata e un dono di Dio. La vita religiosa nasce quando Dio si fa così vicino alla persona umana, quando le fa percepire così fortemente il suo amore, da suscitare il desiderio di rispondere a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima, di consacrare a lui tutti i pensieri e tutte le decisioni del proprio cuore, di assumere la volontà di Dio come orizzonte unico e sufficiente della propria esistenza.
L’affermazione “non è bene che l’uomo sia solo”, ci riguarda in modo irrinunciabile, perché ciò che c’è dietro non è solo la vita di coppia, la fecondità e la procreazione, ma il fatto più profondo che l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, è persona, dunque è chiamato alla relazione. Solo aprendosi agli altri, ad un altro simile a lui, e non solo alle cose, l’uomo può essere se stesso e dare un senso alla vita. Solo a questa condizione. La stessa Eva per Adamo non è un altro se stesso, cioè un dono che allarga solo un po’ il proprio io: saremmo ancora nella linea del possesso; Eva è per Adamo colei che gli consente di uscire da sé stesso e di aprirsi, prima verso di lei, la sua donna, poi verso i figli, poi verso i figli dei figli, poi verso tutti in una famiglia che si allarga sempre più. E poi finalmente, come persona e da persona, alle cose, alla creazione e a tutto ciò che gli è dato di sperimentare. L’affermazione “non è bene che l’uomo sia solo” è una parola che rimane per sempre e riguarda tutti, coniugati e no.  Ci sono due tipi di solitudine: una solitudine che uccide, che nega il significato della vita e di ogni vocazione, e che come tale va combattuta e superata. Ma c’è anche un altro tipo di solitudine, che chiamerei esistenziale e che è inevitabile nella vita di chiunque, perché è inerente alla condizione umana in quanto tale. Ognuno di noi lo sa per esperienza: basta ascoltare il proprio cuore, osservare la realtà della vita per costatare che nel più profondo di noi stessi nessuno ci può fare compagnia: siamo mistero persino a noi stessi, e tanto più lo siamo agli altri, anche quando si trattasse dell’amico più intimo e del partner più affiatato C’è una profondità nel segreto del cuore umano nella quale nessuno può entrare. Vale anche per i coniugi e per le coppie più riuscite Su un piano di fede capiamo molto bene perché è così: l’uomo è molto più grande di qualsiasi cosa possa fare e sperimentare. Siamo ad immagine e somiglianza di Dio, siamo fatti per lui e, riprendendo un’affermazione famosa di S. Agostino, «il nostro cuore non trova pace se non incontra lui». Vuol dire che siamo persone capaci di apertura e relazione Questo spiega perché siamo soli quando ci mettiamo davanti a noi stessi e ci interroghiamo davvero sul senso della nostra vita. Questo significa allora che la nostra solitudine è in realtà abitata: c’è una presenza, la sua, a segnarci con il suo sigillo e questo cambia tutto.
Si tratta dunque di una solitudine che ha un senso e che può essere accettata senza che ci schiacci. Non siamo più condannati a fuggire da essa, non fa più paura, la possiamo portare senza ansie, come il luogo dove essere più pienamente noi stessi, luogo della comunione nel senso più profondo. E proprio perché è abitata può essere vissuta come una solitudine aperta, che ci mette in comunione con tutto e con tutti.
Ne consegue anche questa cosa fondamentale: che solo a partire da qui si diventa capaci di incontro, di rapporti interpersonali veri. Solo chi è capace di solitudine, di questa solitudine, è capace di comunione. Mentre chi non l’ha capita e non ne è capace è… ciò che vediamo dappertutto, specialmente oggi: è dominato dall’ansia e dalla paura, è possessivo, incostante negli affetti e nelle scelte, usa gli altri per darsi sicurezza e far tacere l’ansia, è affettivamente dipendente, cioè ha assoluto bisogno di un certo tipo di gratificazione altrimenti sprofonda; è “inconsistente” e manca di stabilità interiore: è uno che non ha trovato se stesso e, non avendo intuito il mistero che porta dentro, non sa neanche che cosa vuol dire sentirsi rassicurato nel profondo nel cuore…
La prima cosa allora è che la nostra solitudine la riempie Lui, il Signore.
Ma c’è pure quest’altro aspetto: che la nostra solitudine è abitata anche dagli altri. Abitata in particolare da tutti quelli che Dio ci dà e che ha legato più strettamente alla nostra vita. C’è qui nascosto il centuplo promesso da Gesù a Pietro che gli domandava: e di noi, che ne sarà di noi che abbiamo lasciato tutto? «Avrete il centuplo in fratelli sorelle, padri madri, figli, campi, insieme a tribolazioni, e nel futuro la vita eterna». E’ importante ricordare questo punto: pure gli altri, quelli che incontriamo in Cristo, nella linea della nostra vocazione e missione, riempiono la nostra vita e la nostra solitudine. Noi a volte pecchiamo di uno spiritualismo che non ha senso nella logica del Vangelo. Non possiamo dimenticare la parola di Gesù quando ci dice che chi ha lasciato tutto per lui, ritrova tutto al centuplo. C’è qui perfino un criterio di discernimento per sapere se il nostro seguire Cristo è autentico: vedere come va con la presenza degli altri nella nostra vita, che spazio c’è per loro nel nostro cuore…
Che cosa riempie dunque la nostra solitudine? A me sembra tre cose:
- prima di tutto il Cristo Gesù con tutto quello che significa per noi;
- secondo quelli che Dio ci ha dato e per i quali spendiamo la nostra vita;
- terzo la nostra vocazione vissuta con autenticità. 
Sono questi i presupposti che sbloccano l’affettività. Anche il terzo, fondamentale da tutti i punti di vista. Voglio dire che c’è una gratificazione affettiva molto sana, che riempie il cuore in profondità e consiste nel sentirsi contenti della propria vita e vocazione. Chi è contento si sente anche amato, è uno che vive con gioia e profonda consapevolezza - una vera sapienza spirituale - ciò che Dio gli dona di vivere, ed è questa la vera risposta alla solitudine che potrebbe indurre a chiudersi.
Queste cose non vengono da sé e si fondano su alcuni presupposti essenziali:
- che si creda alla verità e alla bellezza della propria vocazione;
- che si creda che un vincolo vero di vita e di amore ci lega a quelli che Dio ci affida;
- che si ricordi e si viva l’importanza dell’interiorità e della preghiera.
Sono consapevolezze, come valori veramente integrati, che si raggiungono solo con la preghiera, intesa come ricerca appassionata di Dio e del vero senso della vita.

Postato da: enorbalac a 00:57 | link | commenti (4)

martedì, 11 dicembre 2007

Marcos, la lotta zapatista e il sesso
"Nel mio nuovo libro pura pornografia"

Duri giudizi sui presidenti latinoamericani: accuse di tradimento al brasiliano Lula e al nicaraguense Ortega, "sconcertante" il venezuelano Chavez. Bene il presidente indio della Bolivia


<B>Marcos, la lotta zapatista e il sesso<br>"Nel mio nuovo libro pura pornografia"</B> LONDRA - "Niente politica, solo sesso". Annuncio choc del subcomandante Marcos al quotidiano britannico Guardian: il suo nuovo libro, che uscirà a giugno, sarà un testo di "pornografia pura". Con l'inseparabile pipa e il caratteristico passamontagna calato sul volto, il leader zapatista ha rilasciato la sua prima intervista da molti anni a questa parte a un giornale del Regno Unito. E nel retrobottega di un internet-cafè di Città del Messico ha spiegato che il libro servirà per raccogliere fondi per la causa: "Sono sicuro che venderà se ci saranno molte "X" in copertina".
Il subcomandante si è più volte misurato con la letteratura e al suo attivo vanta una decina di titoli. Oltre ai comunicati e alle lettere sulla lotta zapatista nel Chiapas, ha creato anche due personaggi squisitamente letterari: il vecchio Antonio e Don Durito della Lacandona. Il primo rappresenta il lato indigeno della sua cultura, mentre il secondo è espressione della cultura occidentale. Il premio Nobel per la letteratura Octavio Paz, ha definito quest'ultimo un'invenzione letteraria "memorabile".

Nel 2004 il quotidiano messicano La Jornada ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato Morti scomode (Muertos incómodos), scritto a quattro mani con Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da Libération e in Italia da Carta (con traduzione di Pino Cacucci), nel 2005 è uscito in Italia in volume da Marco Tropea Editore.  Nel corso dell'intervista Marcos, che da marxista-leninista ortodosso è diventato un guru no-global, ha anche fornito la sua analisi politica sui presidenti latinoamericani, accusando di tradimento il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il nicaraguense Daniel Ortega, mentre il venezuelano Hugo Chavez è "sconcertante". Unico a ricevere l'approvazione di Marcos è Evo Morales, presidente indio della Bolivia.
Quanto al futuro del suo Paese, il subcomandante prevede grandi sconvolgimenti per il 2010, 200 anni dopo la guerra di indipendenza e 100 anni dopo la rivoluzione messicana. "Il Messico si trasformerà in una pentola a pressione - ha assicurato - E credetemi, esploderà".

(12 maggio 2007
 TRATTO DA "LA REPUBBLICA.IT"

Postato da: enorbalac a 08:44 | link | commenti

domenica, 09 dicembre 2007

clem

Nuove accuse contro De Magistris
«Illecite le intercettazioni di Mastella»
Il pm di Catanzaro "incolpato" per aver utilizzato i tabulati sul Guardasigilli senza autorizzazione

ROMA - Nuova azione disciplinare nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris. Il Pg della Cassazione - con un atto datato 6 dicembre, inviato al Csm - lo ha "incolpato" per aver acquisito e utilizzato i tabulati delle conversazioni telefoniche del ministro della Giustizia senza la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza, così come previsto dalla legge Boato del 2003.
«NEGLIGENZA INESCUSABILE» - Nell'atto di incolpazione del Pg della Cassazione Mario Delli Priscoli, si afferma che De Magistris ha commesso «violazione di legge con grave ed inescusabile negligenza» per non aver richiesto preventivamente alla "Camera" di appartenenza (che nel caso del ministro Mastella è il Senato, così come previsto dalla legge Boato, per l'acquisizione dei tabulati telefonici relative ad una utenza intestata a Mastella. Il decreto di acquisizione dei tabulati, firmato da De Magistris, risale al 20 aprile scorso «nonostante - afferma il Pg della Cassazione - dagli atti risultasse che l'utenza era intestata al senatore Clemente Mastella». L'illecito commesso da De Magistris sarebbe stato accertato lo scorso 20 novembre dalla Procura di Roma su richiesta della Procura generale. Alla sezione disciplinare del Csm, dunque, è così arrivato un altro atto di incolpazione nei confronti del pm di Catanzaro, dopo quello già trasmesso lo scorso 21 settembre dal ministro della Giustizia, che, assieme al Pg della Cassazione è titolare dell'azione disciplinare.
«ACCUSA DESTITUITA DI FONDAMENTO» - Respinge le accuse, apostrofandole come «destituite di fondamento» il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Luigi De Magistris. «Ancora una volta - dichiara all'Agi il magistrato - apprendo a mezzo stampa, come sempre del resto, delle contestazioni disciplinari a me personalmente mai notificate. Da quello che i mass media mi riferiscono, si tratta di contestazione assolutamente priva di fondamento, come del resto tutte le altre. Conosco bene - aggiunge il magistrato - le leggi della Repubblica e non ho mai acquisito, nè consapevolmente nè per negligenza, utenze che sapevo essere intestate a parlamentari. Non posso non rilevare che, avvicinandosi "il giorno del giudizio" si cerca di rimpinguare a mezzo stampa le accuse - evidentemente inconsistenti - che pendono su di me. Vado avanti - dice - con ancora maggiore determinazione, se possibile, consapevole che la magistratura ordinaria, alla quale mi sono rivolto, saprà ricostruire tutto quello che è accaduto e che sta accadendo. Attendo sereno - conclude De Magistris - e con la coscienza trasparente, le decisioni del Csm».
(8 dicembre 2007)       tratto da www.corriere.it

Postato da: enorbalac a 00:45 | link | commenti

giovedì, 06 dicembre 2007

L'alternativa possibile

La storia di Peppino e Giovanni è l’emblema del riscatto possibile. Figli di un mafioso, seppero ribellarsi (Peppino al prezzo della vita) e cercare una strada nuova. La stessa che Giovanni, il 19 aprile 2006, con una lettera aperta, ha indicato ai figli di Bernardo Provenzano.

“Caro Angelo, caro Francesco Paolo,
sono stato anch’io ragazzo come voi e ancora prima di me lo è stato mio fratello Peppino, che ha pagato con la vita la sua scelta. Siamo tutti figli partoriti dalla stessa mafia. Una mafia che distrugge la vita, sempre, anche quando non lo fa con le armi o con le bombe. Una mafia fatta di uomini che diventano padri e dicono ai loro figli che sono vittime innocenti della giustizia costretti a vivere nascosti come talpe. E la confusione comincia pian piano ad insinuarsi nelle nostre viscere più profonde, ci assorbe il cuore e la mente e la ragione fa fatica a distinguere la verità dalla menzogna.
Sono sentimenti che hanno segnato a lungo la mia esistenza, ancora prima quella di Peppino e credo attraversi anche la vostra.

Quando mio padre morì provai un dolore atroce, ricordo che il fazzoletto grande come un tovagliolo che mi diede mia madre, non riusciva a contenere le lacrime ma contemporaneamente non riusciva neppure a contenere quel senso di liberazione dal vincolo di mafiosità che mi aveva lacerato fino a quel momento. Due sentimenti uguali ed opposti che provenivano uno dal cuore e l’altro dalla ragione.

Anch’io da ragazzino, avevo circa dieci anni, ho conosciuto la latitanza seppure di riflesso. Mio padre mi portava con sé quando andava a fare le iniezioni a Luciano Liggio malato, latitante nella tenuta di nostro zio, il boss Cesare Manzella a cui è succeduto Tano Badalamenti, boss che ha provveduto anche alla latitanza di vostro padre quando era qui a Cinisi dove conobbe Saveria Palazzolo, divenuta poi vostra madre. Ricordi che custodisco ancora ma che mi sono lasciato alle spalle quando il mio sguardo ha deciso di guardare avanti per fare di me stesso un uomo libero dalla schiavitù mafiosa, che vive e lavora nel rispetto della legalità. E i miei figli per questo mi amano, come io amavo mio padre, ma loro sono anche fieri di me e della mia scelta. Per questo con delicatezza, con umiltà, senza la spocchia di chi è riuscito a vincere dentro di sé e fuori di sé la battaglia più difficile della sua vita, mi rivolgo a voi, ora che la fine della latitanza di vostro padre apre un nuovo capitolo.

A te Angelo, che tra poco ti sposerai con una ragazza che mi dicono essere graziosa e gentile, che diventerai come ti auguro padre, chiedo di trovare la forza della verità e il coraggio per sostenerla. Nessuno vuole, tantomeno io, che rinneghi l’amore profondo che ti lega a tuo padre. Ma tacere è condividere. Il tuo silenzio, il vostro silenzio vuol dire condividere seppure non le eserciterete mai, le sue azioni sanguinarie e quelle dell’organizzazione di cui è il capo. Ecco perché il giudizio deve necessariamente essere severo, chiaro anche se l’amore che nutri per lui non potrà mai impedirti di stargli vicino nei momenti del bisogno.

Miei cari ragazzi non ci sono strade alternative: solo dicendo “no” a quella mafia che vostro padre incarna, come ha fatto mio fratello, potrete essere cittadini a tutti gli effetti di questo Stato, parte di questa società pronta ad accogliervi nella verità non nella doppiezza.
Anche a te Francesco che ti sei impegnato nello studio laureandoti, vincendo una borsa di studio, auguro di trovare la forza per esprimere un giudizio chiaro. Maggiormente a te che sei preso dalla responsabilità di insegnare e dunque di trasmettere dei valori autentici auguro di farlo libero dalla finzione e dalla suggestione negativa di un codice d’onore che si fonda su dei disvalori.

Dimostrate a vostro padre, con i fatti, che c’è un altro modo di vivere, diverso da quello incondivisibile suo, l’unico che ha avuto la sventura di conoscere, sarà un modo per amarlo ancora di più”.

Tratto dal Blog di Piero Ricca

Postato da: enorbalac a 03:42 | link | commenti (4)