23 gennaio 2008, in
Marco Travaglio
GLI STUDENTI CALABRESI E LA CACCIATA DI DE MAGISTRIS
Sulla vicenda De Magistris per mesi abbiamo deciso il silenzio. Un silenzio dettato in primo luogo dal desiderio di sfuggire ad ogni accusa di strumentalizzazione di vicenda e persone. Un silenzio, in secondo luogo, simbolico e teso a manifestare rispetto per le istituzioni e dunque per i lavori e le indagini e le valutazioni del CSM. In questa follia collettiva la convinzione, che adesso vacilla, è che non si prescinda dall’assicurare rispetto alle istituzioni che di un paese sono comunque il collante e la parvenza d’identità. E che i salti e le revisioni di un sistema, per il bene della società stessa, possano passare attraverso situazioni non traumatiche.
Quella convinzione è caduta, forse definitivamente. Ed il silenzio si scioglie nella constatazione che questo paese è allo stremo e la corruzione che ne segna l’animo e le speranze è giunta ad uno stadio di non ritorno. Davvero di non ritorno. Non esistono ordini e corpi che segnalino senso e responsabilità di Stato, non esistono soggetti che riconoscano il senso di norme collettive o legislative. Ma solo poteri nella veste più sfacciata e impertinente. Senza vergogna. La cappa del potere è scesa definitivamente e francamente non si vedono vie d’uscita. Si badi bene. Il potere ha le forme del degrado non solo quando è legato ad ogni livello ma quando tutti i corpi sono espressioni delle medesime logiche. I poteri in Italia hanno dimostrato un senso di chiusura, di prepotenza, di irragionevolezza, di onnipotenza. Né la politica né la magistratura oggi ci consentono di avere fiducia. Ognuno, nelle sue sfere di competenza agisce come un attore in una sfida all’ultimo sangue dove non ci sono regole, esistenze individuali, giustizie collettive da assicurare e garantire, aspettative della collettività. Niente. “Fanno tutti schifo” pronuncia l’antipolitica. Un po’ è così. Il dispositivo della sentenza del CSM ci fa effettivamente schifo come ci fa schifo la nomina del dirigente ASL per tessera di partito, così come ci fa schifo chi nelle intercettazioni dice che un certo giudice deve essere fatto fuori (“Cazzo alla fine ce l’ha fatta però il tizio”. Forse aveva mezzi per vedere lungo). Sono logiche uguali, prese da prospettive e corpi diversi. Il CSM va oltre le richieste dell’accusa, pronuncia valutazioni di merito che sondano le intenzionalità che muovono il candidato e incornicia un dispositivo “tagliagambe” che non lede il magistrato solo nel suo ruolo ma anche nella sua persona. Non è difficile pensare in questo momento alle difficoltà personali del dott. De Magistris, magari psicologiche prima ancora che professionali. Queste sono le logiche del potere. Il potere ha bisogno di creare vittime ed eroi, affossa, colpisce uno perché tutti vedano, sentano e capiscano. Nel silenzio delle loro vite e della loro quotidianità. Quanti delinquenti avranno gioito di questa sentenza! Magari quegli stessi che in Parlamento hanno applaudito Mastella. Il potere politico semplicemente si è gioiosamente specchiato nel potere giudiziario. Ma sempre di potere si tratta. Le inchieste sembrano l’ultimo interesse di questo paese scollato, deluso, umiliato, stanco. Che ha giornali quotidiani che sembrano bollettini di guerra, che regala ai giovani la prospettiva di dignitose vite da disperati, che sta tutto nell’immondizia napoletana e nelle magagne criminose e nell’incapacità di dimettersi e di colpire le responsabilità.
Luigi De Magistris e la sua vicenda dimostrano che oggi non esistono speranze al di fuori di grandi individualità e che il sistema è morto e la speranza coincide con quella che si chiama iniezione esterna. I poteri non hanno deciso la via del compromesso e di un cambio lento, ma si arroccano sulla montagna di immondizia. E ‘ una scelta che può avere drammatiche conseguenze perché un paese può arrivare a un punto di sopportazione ma poi si “incazza”. Nonostante i toni pacati di questa lettera sentiamo un senso di rabbia che se si potesse manifestare in forza butterebbe all’aria istituzioni, partiti e parlamento e getterebbe i pezzi in mare come in un dimenticatoio perenne. Non riusciamo a esprimere con parole quello che è un senso di vuoto. Davvero non sappiamo quale è la via. Non ci sono vie…..E ci piacerebbe pensare che cosa ne pensano i migliaia di calabresi che accorrevano desiderosi a firmare a sostegno dell’indipendenza della magistratura o che ascoltavano in silenzio in una notte d’agosto di Soverato un’assemblea pubblica nella quale il dott. De Magistris illustrava lo stato delle cose. Noi abbiamo visto questo miracolo, questo senso di speranza legato ad inchieste e legato al lavoro onesto di un magistrato. Forse nessuno si è reso conto che quei cittadini calabresi si legavano col cuore a null’altro che a ciò che dovrebbe essere la dovuta normalità, e cioè un magistrato che lavora e una classe politica corrotta che andava punita. Cioè siamo arrivati al punto di manifestare con passione viva un desiderio di normalità. Qui infatti la normalità non esiste. La normalità viene gambizzata ed esemplarmente punita. Non ci sono parole oggi per esprimere un senso di riconoscenza al dott. De Magistris che probabilmente condividiamo con i calabresi onesti e non eroi che vivono e pretendono normalità. Una riconoscenza perché abbiamo rivisto, grazie a lui, l’immagine di una prospettiva e un senso di passione civile in questa terra davvero insoliti. Ma è da quella passione civile che occorre ripartire. Non vi sono Cassazioni in cui riporre fiducia purtroppo ma solo un senso di disgusto e speranza che deve farsi proposta, rigetto, distruzione e costruzione. Non vi sono dubbi. Le code ai banchi firma, la gente incollata ai teleschermi, la gente pronta a scendere in piazza non deve dimenticare e noi siamo certi che non dimenticherà. Non vi può essere potere che affossi quella forza che viveva negli animi. Ne siamo spettatori e sappiamo quel che diciamo. Esiste, dopo il fallimento di tutte le soluzioni di mediazione, una comunità di cuori e spiriti che deve ricostruirsi, capirsi e inventarsi un senso. In questa comunità che deve cominciare a parlare e costruirsi sta davvero riposta la speranza concreta di un cambiamento. La via non la conosciamo. Ma è un qualcosa che esiste, vive ed oggi, dopo questa sentenza, ha trovato ancora di più il suo nemico: il potere, l’impunità, il vecchio, la paura.
ASSOCIAZIONE UNIVERSITARIA CALABRESE ULIXES
Il Paese è morto.... salvo complicazioni
di Andrea Falcetta
(Avvocato del Foro di Roma)
Molti dei visitatori del blog sono “toghe” per cui comprenderanno immediatamente questo strano titolo.
Per spiegarlo a chi invece non è un assiduo frequentatore di codici e codicilli è sufficiente disvelare che, contrariamente a quel che tutti saremmo istintivamente portati a pensare, secondo il diritto codificato l’omicidio non è il più grave dei reati. Ciò nasce dal diritto naturale, cioè da istinti emozioni valori e principi talmente condivisi tra noi esseri umani da poterli considerare vincolanti anche quando non siano stati espressamente previsti in una qualche legge. In questo caso, tuttavia, il legislatore non ha fallito, il diritto naturale coincide con quello vigente, perché come è di tutta evidenza uccidere seviziando ed infliggendo torture bestiali inumane ed inutilmente crudeli è sicuramente più grave che uccidere e basta, ragion per cui non soltanto nel comune sentire ma anche nella legge è stato stabilito che chi commettendo un omicidio utilizzi strumenti che vadano oltre il rapporto eziologico causa-effetto, così infliggendo alla vittima sofferenze atroci e “inutilmente” crudeli, debba rispondere di alcune possibili aggravanti che si riflettono, Deo gratias, anche sull’entità della pena
Anche se la nostra filosofia del diritto ci impedisce, diversamente da quel che consente lo spirito pragmatico che ispira i codici di common law (cioè i codici degli anglosassoni), di comminare più di un ergastolo mentre tutto sommato, da un punto di vista anche etico, avrebbe un certo valore adoperare un metodo “aritmetico” nel calcolo delle pene per poter assegnare, ad esempio ad un killer che abbia ucciso 5 persone, qualcosa come 150 anni di galera.
Ritorno al punto, scusandomi per la digressione indotta dal ritorno, sulla Città Eterna afflitta per tutta la settimana da una pioggia incessante, di un sole primaverile che invita a ragionare e non più soltanto a sopravvivere. Nella mia metafora il paziente è ovviamente la Giustizia.
E’ morto. Salvo complicazioni, vediamo perché.
Il Ministro della Giustizia ha la moglie in galera.
Mi spiace se leggendomi si dovesse offendere, ma gli arresti domiciliari equivalgono alla galera, soltanto che in considerazione di alcune situazioni che prescindono dall’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza (presupposto valutato dal G.I.P. e considerato sussistente), il G.I.P. medesimo (un collega di Clementina Forleo, tanto per capirci), ha ritenuto che non fosse necessaria una restrizione estrema della libertà personale, concedendo così una misura meno afflittiva.
Il senso della “misura cautelare” è comunque il medesimo: da quel che risulta fino ad oggi io, cittadino-giudice, sono obbligato a ritenere che tu, cittadino-indagato, abbia effettivamente commesso quel che ti si addebita, per cui ti devo istantaneamente “fermare” finchè tutto non sarà meglio chiarito e, auspicabilmente, archiviato (la pìetas è un sentimento umano meritevole di apprezzamento, e certamente credo di poter dire che i giudici non si divertano a spedire la gente dietro le sbarre).
Tuttavia, giacchè la legge è uguale per tutti, ivi compresi coloro che risultano indigesti al sistema, è evidente che se De Magistris e Forleo, a loro volta oggetto di richieste cautelari da parte del Ministero e della Procura Generale, devono essere fermati con urgenza perché ritenuti “pericolosi”, il “fermo” della moglie del Ministro non può che essere interpretato alla stessa maniera.
Dunque riassumendo :
-- il Ministro della Giustizia ha la moglie in galera (nel senso che dicevo prima),
-- il Ministro della Giustizia (cioè colui che dovrebbe promuovere ed assicurare la legalità del sistema di controllo sulla legalità), è esso stesso indagato,
-- i due magistrati verso i quali egli aveva, con atti formali, sollecitato l’apertura di un procedimento, sono anch’essi indagati,
-- Napoli, ‘o paese d’o sole, è sommerso dall’immondizia, ma come dice Luciana Littizzetto la colpa non può essere del suo Sindaco bensì del Sindaco di Ferrara o, più probabilmente, del Borgomastro di Vienna,
-- una parte importante del Governo (praticamente l’intero partito del Ministro) è sotto indagine,
-- il Capo dell’attuale Governo, a differenza del suo predecessore, non passa il tempo a scrivere leggi ad personam, preferendo impiegarlo, in verità dando prova di miglior gusto, a sciare sulle bianche nevi del nostro Belpaese così schivando, insieme ai paletti della pista da slalom, anche le domande dei giornalisti e le legittime richieste di chiarimento di quel che rimane di un Parlamento ormai decimato dalle inchieste,
-- a un incontro di toghe ieri sera sono stato aggiornato sul fatto che ad oggi i rinvii delle decisioni a Roma, per quel che concerne gli appelli nelle cause civili, hanno raggiunto l’anno 2013, lo riscrivo in lettere che fa più effetto duemilatredici,
-- commentando il TG oggi a pranzo, mia moglie osservava (da profana non essendo lei una “toga”) che soltanto tra dieci anni sapremo se Mastella, se sua moglie, se Forleo, se De Magistris e tutti quanti gli altri siano dei farabutti o delle povere persone perbene vittime di fraintendimenti o, come qualcuno asserisce, addirittura di vere e proprie persecuzioni,
-- aggiungo io, che “toga” lo sono, che anche qualora uno/a qualunque di costoro risultasse tra dieci anni essere stato oggi vittima di vera e propria persecuzione, si aprirebbero altri procedimenti e nei dieci ani successivi si saprebbe forse chi e perché se la prese con lui/lei, esattamente come oggi dopo ben 27 anni tutti sappiamo COME precipitò il DC9 Itavia nel mare di Ustica, ma nessuno ancora sa PERCHE’ (questo dipenderà dal buon cuore dei servizi segreti americani o francesi o italiani, ma in tal senso giova osservare che dopo quasi 70 anni la CIA non ha ancora de-secretato gli atti inerenti l’omicidio JFK, sebbene la guerra del Vietnam sia finita da un pezzo, ragion per cui non c’è molto da sperare),
-- nel frattempo recuperare un credito o interrompere una molestia continua a rimanere un lusso da risolvere “privatamente” (sappiamo tutti che in certe zone d’Italia, nell’assenza della Giustizia Civile, i crediti li recupera la malavita organizzata, mentre per le questioni di sicurezza personale o si hanno tanti soldi per rivolgersi a soggetti “legali” pagando tanto, oppure se ne hanno pochi ma basta girare un po’ per i bassifondi e qualcuno che ti protegge per il costo di una dose lo trovi ugualmente, e te ne puoi dunque fregare se i poliziotti sono tutti impegnati a condurre auto blu o controllare gli ioditi che vanno allo stadio per fare casino o quelli che sfrecciano in autostrada a 200 all’ora),
-- in Corte di Cassazione, nella stessa Sezione, due diversi Collegi rendono sentenze diverse su identiche questioni di diritto, tanto nel civile quanto nel penale,
-- gli avvocati non sanno più cosa rispondere ai clienti ed i magistrati non sanno più cosa rispondere agli avvocati.
Il sistema è ormai complessivamente impazzito e non esistono case di cura per malattie mentali così radicate e cronicizzate.
Meglio sarebbe stato, dunque, abolire qualche articolo della nostra bellissima (sottolineo: meravigliosa) Costituzione, e tutto sarebbe andato a posto.
Bastava che Castelli, invece di spendere miliardi per sostituire in ogni singola aula dei nostri tribunali la dicitura “la legge è uguale per tutti” con quella attuale “la giustizia è amministrata in nome del popolo” (miliardi che potevano invece servire per pagare gli straordinari dei cancellieri o le ditte incaricate delle trascrizioni dei verbali di dibattimento, visto che oggi un giudice deve chiudere tutto entro le 14 altrimenti dopo quell’ora restiamo io e lui e se ne va persino l’imputato perchè giustamente ha bisogno di rifiatarsi)... ripeto, bastava che Castelli quei miliardi li spendesse per la dicitura “la Giustizia non è amministrata”, e tutto sarebbe andato a posto.
Se una cosa te la dicono subito poi dopo non puoi dire che già non la sapevi.
Come quando all’ospedale mandano fuori dai parenti un dottorino alle prime armi (i Primari non si sporcano le mani con questo tipo di servizi), a dire che il paziente è morto.
Il paziente è morto, ancora non sappiamo se ci sono aggravanti di crudeltà inumane o sevizie o quant’altro.
Per cui noi qui da “uguale per tutti” non possiamo davvero dire nulla di più visto che non abbiamo ancora la misura esatta del disastro e forse non avremo mai gli strumenti per assicurare a questo disatro, ed ai suoi artefici, un processo “equo” come si conviene in base alle Convenzioni internazionali ed al nostro dettato costituzionale.
Caro cittadino, ci sentiamo proprio come quel povero dottorino alle prime armi, che animato da tanta passione vorrebbe salvare vite ma lo mandano invece a comunicare i decessi.
Questo è il nostro “bollettino medico provvisorio”: il paziente è morto, salvo complicazioni.http://toghe.blogspot.com/2008/01/il-paziente-morto-salvo-complicazioni.html
Ho aspettato a lungo... qualcosa che non c'è
Quando il mondo affonda nella melma della mediocrità bisogna puntare gli occhi al cielo per riuscire a stupirsi ancora delle meraviglie della vita.
Una brutta giornata!
La Calabria perde i suoi uomini migliori. La sezione disciplinare del Csm ha disposto il trasferimento di Luigi De Magistris da Catanzaro e dalle funzioni di pm. Intanto dalla Locride se ne va salutato dalla sua gente, che a sorpresa si è riversata nelle strade, il Vescovo Monsignor Giancarlo Maria Bregantini. Il Governatore della Calabria Loiero dice si a mille tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania che verranno riversate nelle già sovrabbondanti discariche calabresi.
In Sicilia, il governatore Cuffaro che incassa una condanna a cinque anni e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, esulta perchè non è stata dimostrata la sua collusione con la mafia. La reazione è affidata a poche ma sentite parole: " Non mi dimetto, resto al mio posto di Presidente della Regione. Da domani sono al lavoro".
A ceppaloni manifestano per il Ministro Mastella e per la sua famiglia, mentre a Roma il dimissionario Ministro della Giustizia fa sapere attraverso il suo partito che o in Parlamento tutto il centro-sinistra dichiara di stare con lui oppure salta la maggioranza.
Proprio una giornata da dimenticare!
«La cosa migliore riguardo al futuro è che arriva solo un giorno alla volta.»
Abraham Lincoln
"Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero più diritto di far tacere quell'unico individuo di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l'umanità. Se l'opinione fosse un bene privato, privo di valore eccetto che per il suo proprietario, se essere ostacolati nel suo godimento fosse semplicemente un danno privato, il numero delle persone che lo subiscono farebbe una certa differenza. Ma impedire l'espressione di un'opinione è un crimine particolare, perché significa derubare la razza umana, i posteri altrettanto che i vivi, coloro che dall'opinione dissentono ancor più di chi la condivide: se l'opinione è giusta, sono privati dell'opportunità di passare dall'errore alla verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, la percezione più chiara e viva della verità, fatta risaltare dal contrasto con l'errore. È necessario considerare separatamente queste due ipotesi, a ciascuna delle quali corrisponde un aspetto distinto della nostra argomentazione. Non possiamo mai essere certi che l'opinione che stiamo cercando di soffocare sia falsa; e anche se lo fossimo, soffocarla resterebbe un male"
tratto da "Saggio per la libertà" di John Stuart Mill
Un'esperienza che porterò sempre nel mio cuore

"Porto con me quello che da voi ho imparato, lascio a voi quello che ho seminato con amore pieno e fervido". Riflessione di Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, per circa 14 anni alla guida della diocesi di Locri-Gerace, ora arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano. "E' stata un'esperienza che porterò sempre nel mio cuore. Indimenticabile: sono stati, ha detto Padre Giancarlo, gli anni più belli della mia vita. Quasi quattordici anni trascorsi in una Locride che per ora, per fortuna non è più come quando arrivai quel 7 maggio 1994. Questa terra sta cambiando, deve cambiare e diventare quel giardino fiorito che abbiamo sempre desiderato; anzi, sta già fiorendo e germogliando".
Nord e Sud
La legge segreta del mondo risiede nella stretta connessione dei contrari che, in quanto opposti, lottano fra loro ma, nello stesso tempo non possono stare l'uno senza l'altro, vivendo solo l'uno in virtù dell'altro. Quindi ciò che a prima vista può sembrare disordine e irrazionalità, cioè la lotta delle cose fra di loro, manifesta invece, ad uno sguardo più profondo, una sua interiore razionalità, consistente nel fatto che un opposto non può esistere indipendentemente dall'altro. Ogni cosa è quella che è perchè legata alle altre in un rapporto di opposizione. Così non esisterebbe la vita se non ci fosse la morte e non esisterebbe la notte senza il giorno, la pace senza la guerra. Dunque, anche il Sud andrebbe rivalutato secondo questa nuova chiave di lettura. Non potrebbe esistere il Sud se non ci fosse la contrapposizione col Nord e viceversa. Nel mio blog da molto tempo mi occupo di tematiche che riguardano il sud, però le mie osservazioni finiscono per essere limitate se non vengono rapportate con ciò che accade al Nord. Così ho deciso di pubblicare un articolo apparso sulla prima pagina di "il Giornale" di oggi:
La terra fredda dentro dove si muore da soli
Spesso, viaggiando in auto, mi colpisce il pensiero che dentro ogni casa che vedo per strada vivono delle persone, che dentro ogni automobile che incrocio c’è una storia pulsante, viva. Persone e storie che non vediamo, di cui non sappiamo nulla, se non quando le loro storie esplodono in cronaca. Così è per le vittime dei quattro fatti di sangue che in poco più di un mese si sono verificati nella mia piccola regione, tragedie la cui unica costante, se ci fate caso, è il fatto che colgono di sorpresa i vicini: una cosa che sarebbe stata impossibile nel Friuli di un tempo, quando era ancora una comunità coesa in cui, nel bene e nel male, tutti sapevano tutto di tutti. Certo esistono ancora i paesi, i borghi, le frazioni, ma sono pure espressioni geografiche, dietro alle quali spesso manca una vera comunità. La vita di ognuno, in questa regione passata in un arco di tempo troppo breve dalla civiltà contadina all’era del consumo, è ridotta all’individuo, al massimo alla famiglia, diventata l’unico contenitore di ansie, paure e frustrazioni. Un contenitore che spesso scoppia. In questo mondo - ha scritto un poeta russo - morire non è nulla: vivere è di gran lunga più difficile. Vivere in un mondo che si vergogna del suo passato contadino, che non ha più spazio per i poveri e in cui i vecchi sono un vuoto a perdere e non più - come in passato - la spina dorsale della comunità. Vivere a ridosso degli ipermercati colmi di merci scintillanti, in un periodo di festa che accentua ancora di più il divario fra chi ha e chi non ha, fra chi è (o più spesso si finge) allegro e chi è solo. Non ho idea del perché queste persone abbiano trovato in sé la forza o la disperazione per togliere la vita a se stessi e a chi penso avessero più caro. Non conosco i motivi, e forse non li conoscevano neppure loro: non chi è morto, forse nemmeno chi ha ucciso. Dico solo che ci sono posti in cui dire di no alla vita sembra più facile. Posti in cui l’infelicità esercita una forza d’attrazione irresistibile. Queste nove morti possono avere ragioni diverse: povertà, solitudine, paura del futuro. Ciò che le accomuna è il deserto umano in cui sono avvenute. Il mio Friuli non è più quello di un tempo, e spesso mi chiedo come debba sembrare a una persona più anziana di me, costretta a muoversi a passo lento nell’era dei Suv e di internet. Il Friuli è diventato una periferia senza alcun centro, un territorio freddo e asettico come quello che appare sugli schermi dei nostri navigatori satellitari.
Fa più freddo dentro che fuori, in questa terra che ricorda le case ricostruite dopo il terremoto: case che dall’esterno sembrano autentiche, rifatte con precisione maniacale, pietra su pietra, ma che dentro sono spesso gusci vuoti, riempiti da cose che non c’erano, abitati da gente venuta da fuori. Da paure nuove, e da chi, per non doverle affrontare, si rende al tempo stesso Abele e Caino. Tragedie che ci sgomentano, ma più di tutto dovrebbe spaventarci l’indifferenza, la solitudine in mezzo a cui avvengono. Un grande scrittore americano recentemente scomparso, Kurt Vonnegut, riteneva che gran parte dell’infelicità umana si potrebbe curare reintroducendo nel nostro tempo un’istituzione: la famiglia allargata. In Friuli le famiglie allargate non sono una cosa esotica, o del lontano passato: erano vive fino a una generazione fa. Io stesso ne ho fatto l’esperienza, e ne serbo un ricordo intenso e dolce: l’abbraccio della prozia che mi teneva con sé mentre i miei genitori erano al lavoro, i giochi all’aperto con i miei cugini. Provo una grande nostalgia dei tempi in cui la famiglia non si limitava ai genitori e ai figli, ma abbracciava più generazioni, e si estendeva fino a gradi di parentela remoti. In cui nessuno era sconosciuto agli altri, nessuno era lasciato solo. A quei tempi, certe cose non sarebbero successe. Altre cose sì, magari anche brutte: ma nessuno moriva nel silenzio. Nessuno veniva dimenticato, o lasciato indietro. Ma quel mondo, ormai, vive solo nel ricordo.
Romano va alla guerra
I rifiuti sono ancora lì. Coprono tutto. Puzzano e bruciano. Per il governo, per le forze dell’ordine, per il supercommissario Gianni De Gennaro la priorità, in queste ore, a Pianura come in molte altri centri campani, non è l’immondizia ma il mantenimento dell’ordine pubblico, visto che - come ha ammesso lo stesso questore di Napoli, Oscar Fiorolli - è in atto una forma di guerriglia “difficile da controllare”. Ma, più che le ecoballe, l’arrivo del poliziotto De Gennaro sembra per ora aver compattato la protesta da parte dell’ala più dura del movimento anti discariche. Dal napoletano la protesta dilaga al resto della regione. Sindaci, comitati civici, in qualche caso persino i parroci dei comuni nel territorio dei quali si ipotizza di aprire o riaprire discariche, si organizzano, annunciano che si opporranno. Così a Terzigno, da dove oggi è partita una delegazione per partecipare al corteo a Napoli e dove domani si riuniranno in comune amministratori, comitato civico e parroco. Così a Savignano, al confine tra Campania e Puglia, a Sant’Arcangelo, a Gricignano (Caserta). A Serre, dove è in funzione l’ultima discarica ancora attiva della regione, il sindaco ha annunciato che se entro tre giorni non sarà sistemata la strada sulla quale transitano i tir che portano la spazzatura a Macchia Soprana, con un’ordinanza la chiuderà.
Mentre la Campania continua ad assorbire rifiuti tossici illegali da tutta Italia, non riesce, a fronte di 13 anni di gestione commissariale e 860 milioni di Euro spesi, a risolvere in modo pulito o quantomeno “normale” il problema dello smaltimento dei propri rifiuti solidi urbani (RSU) . La munnezza è oro! Infatti in dieci anni (1995 – 2005) la camorra ha guadagnato 26,9 miliardi di euro, secondo Legambiente, un vero e proprio impero economico, fondato sul risparmio e la convenienza di un pugno di capitalisti. Infatti, conviene molto smaltire i rifiuti così: invece di pagare 2 euro a chilogrammo di un tipo di scarto speciale, la camorra lo smaltisce per 40 centesimi di euro a chilogrammo, incluso di spese di trasporto…basta dividere un po’ le cifre, e i guadagni sono spaventosi.
La proposta del governo
In un simile contesto il Governo Prodi non ha fatto altro che riciclare le vecchie ricette che hanno portato alla disastrosa situazione attuale. Per uscire dalla crisi Prodi nomina supercommissario per 4 mesi Gianni De Gennaro, ex capo della polizia ai tempi della mattanza del G8 di Genova e attualmente indagato per il massacro della scuola Diaz. Il governo inoltre propone l’apertura di altre discariche, 3 inceneritori a livello regionale (Acerra, Santa Maria la Fossa e Salerno) e concede 60 giorni ai comuni per avviare la raccolta differenziata. Il tutto con una ulteriore militarizzazione del territorio attuata attraverso l’utilizzo dell’esercito.
Ancora una volta la ricetta privilegiata del centrosinistra è l’utilizzo massiccio di discariche e inceneritori che sono in chiara contraddizione con la raccolta differenziata visto che in base al concetto di autosufficienza degli inceneritori più si brucia meglio è. Ma se a farne le spese sarà ancora una volta la salute dei cittadini i profitti della Fibe e delle altre aziende amiche di Prodi, Bassolino e Montezemolo possono dormire sonni tranquilli.
La subalternità del Prc
Questo ci spinge a ragionare sui colossali limiti che hanno dimostrato, ed in queste ore stanno ancor di più dimostrando, i partiti della sinistra. Travolti dagli obblighi di governo e dal mortale legame che negli anni si è stretto con Bassolino, hanno abbandonato la prospettiva di una soluzione realmente ecocompatibile per il problema rifiuti in Campania e favoriscono le criminose scelte emergenzialistiche del commissariato. Il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio e Il senatore del Prc Tommaso Sodano, presidente della commissione rifiuti del senato, hanno accettato nei fatti il sistema delle continue discariche provvisorie ed anche dell’incenerimento come unica soluzione praticabile dichiarando “E' evidente che l'unica strada da percorrere - e qui per la prima volta Bassolino ha fatto autocritica, ammettendo che il piano rifiuti non ha funzionato - è quella della riapertura temporanea delle discariche” (Liberazione 02/01/08). Proprio contro inceneritori e discariche il Prc si era battuto nella lotta contro l’inceneritore ad Acerra costruendo un importante consenso militante ed elettorale per il partito.
Inoltre Rifondazione, nelle poche dichiarazioni che ha fatto negli ultimi giorni, continua in una imbarazzante difesa dal sindaco Iervolino, che nulla ha fatto per far partire la raccolta differenziata a Napoli, e di Bassolino, tra gli artefici principali di questa catastrofe, anche se Andrea di Martino il segretario provinciale del Prc di Napoli minimizza le responsabilità del governatore dichiarando: “Bassolino ha commesso errori gravi, ma non si possono scaricare su di lui tutte le responsabilità. Va evitata la demagogia" (Liberazione, 5 gennaio).
Nemmeno l’invio dell’esercito e la nomina a commissario del superpoliziotto Gianni De Gennaro sono riusciti a convincere il Prc a rompere con il centrosinistra e mentre migliaia di poliziotti e carabinieri marciano in tenuta antisommossa verso la discarica di Pianura aprendosi la strada a colpi di manganello e lacrimogeni. L'Assessore regionale Corrado Gabriele fidandosi più delle istituzioni che del reale andamento della lotta ha dichiarato “la discarica di Pianura no si farà, me lo ha detto ufficiosamente il Viminale” (Liberazione, 8 gennaio).