L'Arrobbafumu
Esiste un altro Sud, fatto di persone tenaci che lavorano in silenzio e con duro sacrificio. Persone che mantengono un legame speciale con questa terra, ne conservano il dna nell’anima e trasmettono questo amore ai loro figli. Essere meridionale e, in particolar modo calabrese, significa avere delle risorse in più, significa avere una sensibilità diversa, un modo diverso di affrontare le cose della vita, uno sguardo diverso nei confronti della realtà che ci circonda.
Francesco Suriano, nato a Roma da genitori calabresi, è un autore teatrale prestato anche al cinema. Insieme a Peppino Mazzotta (Ispettore Fazio nel film “Montalbano”) ha fondato l’associazione culturale “teatri del sud”. I suoi spettacoli sono dedicati alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale calabrese, attraverso una scrittura aspra, vigorosa, profondamente impregnata nel dialetto. Il suo teatro da voce agli umili, a tutti quelli che, normalmente dimenticati dalla Storia, sono costretti inevitabilmente a subirla. Suriano coglie i suoi personaggi tra le fasce popolari di una Calabria marinara e contadina. Con Roccu la storia intesseva Grande Guerra e amori, follie e manie del «matto» di paese mandato al fronte. Nel secondo capitolo, un «mastro» creatore di fuochi d'artificio si confrontava, scontrava e comunicava con il suo giovane apprendista.
Ultimo testo della trilogia di Roccu, l'Arrobbafumu racconta un fatto storico avvenuto a Palmi nell'agosto del 1925 e passato alla cronaca come "i fatti della Varia". 
Lo sfondo è quello della dittatura fascista che nella provincia di Reggio Calabria si percepisce ancora in forma attutita. L'ultima domenica di agosto si festeggia a Palmi la Madonna della Lettera. Il momento culminante dei festeggiamenti è rappresentato dalla processione della Varia, una grossa costruzione piramidale trasportata a spalla da più di 100 devoti, decorata con simboli pagani e cristiani, sulla cui cima viene posta una bambina, detta animella, immagine e testimonianza di purezza. Quell'anno durante i preparativi dei festeggiamenti si creano due fronti contrapposti, portatori di cortocircuito: la maggior parte della cittadinanza, insieme alla sinistra e alla chiesa, vuole che la banda musicale che accompagna la festa suoni, come sempre, la musica religiosa, mentre i fascisti vogliono che la banda esegua l'inno "Giovinezza". Durante la festa, la sera, nascono tumulti di piazza e muore Rocco, martire fascista. Dopo tre anni, si conclude a Roma il processo politico del Tribunale Speciale dello Stato chiamato a giudicare 33 uomini accusati di attentato allo Stato fascista, che secondo l'accusa facevano parte di un progetto di sovversione che, partendo da Palmi, intendeva propagarsi in tutta Italia. In seguito alla condanna, muore in circostanze misteriose nel carcere di Santo Stefano, un altro Rocco, iscritto al partito comunista. E' una storia che ha segnato il Sud e percorre involontariamente, anche grazie all'intervento di protagonisti nazionali, i punti nodali del nostro paese: la credenza religiosa, il fascismo, la sinistra. Con l’Arrobbafumu dunque, Suriano da la parola a una donna, povera, analfabeta, figlia di una levatrice-prostituta. Ladra di fumo, ladra di niente, perché niente può avere, nemmeno il divertimento di un ballo, perché i poveri non possono ridere... È lei a ricordare fatti realmente accaduti, cui aveva assistito da giovinetta: una rivolta popolare contro il fascismo dell'agosto 1925. Lo sguardo innocente della ragazzina, infatuata del «sindacalista», del comunista Rocco, è il tramite per lo spettatore: attraverso lei sappiamo, ascoltiamo, vediamo. Una processione si trasforma in uno scontro di piazza tra contadini e fascisti: questi ultimi volevano imporre le loro canzoni anche sotto la «macchina» santa. Il popolo non ci sta, qualcuno spara. E la sommossa, di breve durata, diventa la scusa per una repressione durissima. La ragazzina, però, non si dà per vinta: decide di seguire il suo amore nel formale iter processuale, fino a Roma, dove addirittura si intrufola nelle stanze di Palazzo Venezia e incontra il duce per salvare il suo Rocco... Il racconto si dipana alternando sapientemente momenti di lieve candore ad altri di dura e spietata analisi.
Peppino Mazzotta riesce con pochi tratti a rendere la figura di donna, alle prese con il suo passato, con una memoria troppo a lungo soffocata. È attore dal volto plasmabile, che in un istante sa mutarsi in smorfia, in maschera dolente e grottesca: si affida, con grande rispetto, al suo dialetto, alla parola e con pochi gesti e un cambio di voce tratteggia, spiega, diverte, commenta. Affiancato da un musicista-carabiniere (Mirko Onofrio), Peppino Mazzotta fa del personaggio una figura di notevole suggestione. E Suriano, allora, può raccogliere meritati applausi: qualche passo rischia il didascalismo, a volte l'impeto polemico sfiora accenti retorici.Ma quando evoca le piccole cose, la sensibilità femminile che sta sbocciando nell'Arrobbafumu, quando tratteggia la vita e le tensioni della sua terra, l'autore mostra capacità inventiva e conferma le doti di buon drammaturgo capace di sfruttare al meglio la materia incandescente di un dialetto mai domo.
Sempre le stesse ''partite''
Le cose non cambieranno mai nella nostra vecchia e cara Italia. Come nel calcio così anche nella politica si parla, parla, parla... ma poi si torna sempre al punto di partenza. Quando si verificano le violenze negli stadi, gli atti di razzismo tra tifoserie, quando ci scappa il morto per futili motivi siamo tutti bravi ad inveire contro il mondo del calcio, ad urlare contro i calciatori strapagati, contro i dirigenti corrotti, a reclamare la chiusura degli stadi e l'annullamento del campionato di calcio, poi però, arriva la domenica e si ricomincia tutto daccapo come se nulla fosse successo, nessuna misura particolare viene presa, se non qualche palliativo per tenere calma l'opinione pubblica e si continua ad inneggiare alla violenza, a lasciare gli stadi in mano agli ultrà scalmanati... Spesso la politica è stata accomunata al mondo del calcio, specie da quando Berlusconi "è sceso in campo", si parla di Paese di serie A o di serie B e non ci sono più le sedi di partito ma i club come nelle tifoserie. Dunque, dicevo, come nel calcio basta una domenica di campionato a far dimenticare tutto, così nella politica basta ritornare alle elezioni per riportare uno stato di euforia e di eccitazione tra gli italiani al punto tale da dimenticare che, solo fino a due mesi fa, si inveiva contro la politica e contro questa classe dirigente che ha portato l'Italia allo sfascio. Se fino a poco tempo fa nessuno voleva sentire parlare di politica, basandosi sul concetto che i politici sono tutti uguali e guardano ognuno ai propri interessi personali invece che a quelli generali degli italiani, adesso, con il semplice annuncio che il 13 ed il 14 aprile si tornerà a votare, gli italiani hanno ricominciato a scaldarsi, a schierarsi pro o contro Berlusconi, a sostenere il PD come nuova forza emergente (dimenticando che sono gli stessi uomini che governavano fino a poco tempo fa) a schierarsi con Casini che ha deciso di correre da solo o a mantenere l'identità di sinistra votando per i partiti che si sono tenuti fuori dal coro del PD...Insomma gli italiani hanno ricominciato ad occuparsi di politica o meglio di fantapolitica. Infatti, come nel calcio, con il fantacalcio, gli italiani si divertono ad acquistare i giocatori e a formare le squadre fingendosi Presidenti di calcio, così anche nella politica gli italiani con la "fantapolitica" discutono e si animano sui politici da candidare fingendosi dirigenti di partito. In realtà i giochi sono decisi dall'alto e noi poveri illusi siamo chiamati soltanto a pagare il biglietto e ad assistere ad una finta partita, dove i giocatori fanno finta di essere avversari ma, in realtà, conoscono già il risultato prima ancora che finisca la partita!
Cronaca di una giornata di ordinaria follia
Sono le 10.00 del mattino quando a Reggio Calabria si respira una strana aria. Davanti alla caserma dei carabinieri c'è uno strano movimento di macchine delle forze dell'ordine e di giornalisti che si aggirano con le telecamere a caccia di notizie. Segno che qualcosa di grosso sta accadendo. Cominciano a diffondersi le prime notizie ed i primi sospetti che, col passare del tempo trovano sempre più conferme. Qualcuno si è barricato all'interno di un asilo e tiene in ostaggio dei bambini innocenti. Reggio Calabria si sveglia così dal suo torpore di città di provincia e balza agli onori della cronaca. Le radio e le tv di tutta la città sono sintonizzate sui vari telegiornali e collegamenti in diretta. Reggio come New York si ritrova unita di fronte agli avvenimenti che la colpiscono. Si crea solidarietà tra la gente e voglia di capire cosa sta accadendo. Il sindaco, Giuseppe Scopelliti, interpreta in maniera egregia questo sentimento che pervade la città e si pone in prima linea nelle trattative col sequestratore e sarà uno dei primi ad entrare nell'asilo non appena i carabinieri faranno irruzione. La situazione sembra tornata alla normalità quando, nel frattempo, si diffonde un'altra clamorosa notizia: ci sono più di cinquanta arresti, alcuni dei quali riguardano personaggi eccellenti della politica. Si scopre così che Pasquale Tripodi esponente dell'UDEUR calabrese, nonchè assessore al turismo della regione Calabria, viene arrestato nell'ambito di una vasta operazione che interessa anche una regione apparentemente tranquilla come l'Umbria. E' già sera quando si spengono i riflettori sulla città, Reggio fagociterà anche questa giornata di ordinaria follia ritornarndo ai problemi di sempre, alla mancanza cronica di lavoro, ai banali campanilismi politici della città, ad un mondo politico sempre più lontano dalla gente comune e ad un clientelismo che qui non è mai venuto meno anzi, è cresciuto ed è divenuto sempre più subdolo con l' acuirsi della crisi politica ed economica che interessa tutta l'Italia.
I nuovi mostri

IL VELTRUSCONI
SAN LUCA - Da qualche giorno, anche il paese che fu di Corrado Alvaro ha un Teatro: “Teatro di San Luca”. <<Mi piacerebbe andare su quel territorio con degli spettacoli. Basterebbero due stanze qualsiasi e sarebbe
un’esperienza utile anche per i giovani che lì imparerebbero quelle cose che nelle accademie non insegnano>>, aveva dichiarato Michele Placido, attore e registra, qualche giorno dopo la strage diDuisburg. Sono trascorsi quattro mesi ed a quelle dichiarazioni del registra sono seguiti i fatti. Dopo mesi di intenso lavoro, il piccolo teatro rurale esistente nella scuola media di San Luca è stato ristrutturato e reso professionale dai tecnici di Michele Placido arrivati da Roma insieme gli operai dell’Afor. Tanto lavoro ma altrettanta soddisfazione. Giovedi 31, il teatro (che conta circa 90 posti a sedere) diventato ormai uno dei simboli della rinascita di San Luca, è stato inaugurato. Serata quella magica, ma purtroppo, deludente da parte dei saluchesi per le modalità con cui, l’evento è stato gestito. Come prevedibile l’ingresso al teatro non era per tutti. I sanluchesi lo sapevano, ed anche gli organizzatori che, con accortezza avevano installato all’esterno un max schermo che proiettava le immagini proveniente dall’interno. Max schermo che aveva reso soddisfatti tutti, organizzazione e cittadini. La delusione dei sanluchesi è nata però nel momento in cui giunti eleganti e sorridenti nel cortile della scuola media, hanno scoperto che l’ingresso era
per “accreditati”. Una lista “speciale” fatta a caso, senza alcuna professionalità e rispetto. Il massimo della delusione per i non “accreditati” è stata però quella di vedere chiudere davanti a loro, non solo le porte del teatro ma per di più anche il cancello di ferro che protegge l’ingresso della scuola. Quando lo spettacolo di Placido ha avuto inizio, ed all’esterno, nel max schermo arrivavano solo immagini senza audio, i cittadini “non accreditati” di San Luca in silenzio e delusi sono tornati a casa. Questo però, non ha oscurato l’importanza del progetto creato dal regista. Il “Progetto Aletheia” non prevede solo la messa in atto del teatro, ma anche dei corsi: Due di recitazione (sostenuti da due attori che con Placido lavorano al teatro di Tor Bella Monaca di Roma, Andrea Ricciardi e Marica Gungui) e due di illuminotecnica e scenografie (tali corsi sono tenuti dal primo direttore di scena donna di tutti i teatri italiani, Anna Maria Baldini e da Vincenzo Sorbera). Destinati a tutti ragazzi e ragazze di San Luca, tali corsi sono già alla terza settimana d’avvio: <<Ci aspettavamo molto di meno adesioni –dichiara l’attore Ricciardi- infatti avevamo organizzato tutto per fare tre gruppi, prevedendo un trenta-quaranta ragazzi ed invece ne hanno aderito in ben centoquindici. E ciò è molto bello>>.<<Qua –continua l’attore- c’è una ospitalità fantastica. Poi – conclude l’attore- questi ragazzi hanno un intelligenza incredibile, prontezza e sono scaltri, energie queste che canalizzate porterà loro tante belle cose>>.
ANNALISA COSTANZO
PAROLE ... PAROLE ... PAROLE...
"Compagni" gridò «voi non immaginerete, spero, che noi maiali facciamo questo per spirito d'egoismo o di privilegio. A molti di noi realmente ripugnano il latte e le mele. Anche a me non piacciono. Il solo scopo nel prendere queste cose è di conservare la nostra salute. Il latte e le mele (e ciò è provato dalla Scienza, compagni) contengono sostanze assolutamente necessarie al benessere del maiale. Noi maiali siamo lavoratori del pensiero. Tutto l'andamento e l'organizzazione di questa fattoria dipendono da noi. Giorno e notte noi vegliamo al vostro benessere. E' per il vostro bene che noi beviamo quel latte e mangiamo quelle mele. Sapete che accadrebbe se i maiali dovessero venir meno al loro dovere? Jones ritornerebbe! Sì, Jones ritornerebbe! Certo, compagni» gridò Clarinetto quasi supplichevole, saltellando da un lato all'altro e agitando la coda «certo non c'è nessuno fra voi che voglia il ritorno di Jones!» ...
Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva:
TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI MA ALCUNI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI
TRATTO DALLA FATTORIA DEGLI ANIMALI DI GEORGE ORWELL
Piero Fassino è un uomo nervoso, irascibile, caratterialmente inadatto alla politica. Non sopporta le domande fuori copione. Considera un “tribunale del popolo” chi, come noi, esprime un dissenso informato. Sostiene che ci divertiamo a provocarlo surriscaldando il dibattito politico e facendo il gioco di Berlusconi. Al che gli anzianotti militanti dall’eterno applauso si spellano le mani, bevendosi le sue balle. Basta poco per far scattare la bagarre, basta ricordare i fatti. A rigore di statuto, per esempio, Piero Fassino non potrebbe ricandidarsi: il limite stabilito dai DS era di due mandati, quello stabilito dal PD è di tre. E lui è alla quarta legislatura
Ovviamente si candiderà lo stesso: “conta anche la competenza, l’esperienza”, così mi ha detto quando l’ho invitato a tornare a vita privata. Si sa: le regole valgono per tutti, ma alcuni sono più uguali degli altri. La campagna elettorale inizia domani, ha detto, e sarà all’insegna di pochi concetti essenziali: il governo Prodi ha lavorato bene, ha solo comunicato male; la crisi è frutto della frammentazione e della legge elettorale; il PD corre da solo (o con chi ci sta) per garantire un governo stabile. Ha assicurato che la vittoria è a portata di mano, perché… non tutto il popolo di destra vuole Berlusconi premier. Argomento irresistibile vero? Non ha specificato che per vincere (cioé per incassare il premio di maggioranza alla Camera) il buon Veltroni dovrebbe prendere da solo più voti del centrodestra. Un dettaglio irrilevante, ora è il tempo di serrare le fila, di entusiasmare i militanti, se no si fa il gioco del nemico...
TRATTO DAL BLOG DI PIERO RICCA