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Utente: enorbalac
Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.

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giovedì, 19 febbraio 2009

VOLEVAMO UN MONDO MIGLIORE
Volevamo un mondo migliore, abbiamo lottato a muso duro per questo, abbiamo creduto nei nostri sogni, abbiamo sperato oltre ogni speranza, senza mai abbandonarci alla rassegnazione. Abbiamo urlato contro il muro del silenzio, gridato al mondo che “la mafia è una montagna di merda” sotto la quale avrebbero voluto seppellirci. Abbiamo sostenuto i nostri “capitani” che ad uno ad uno sono stati annientati sotto i nostri occhi, le loro idee hanno continuato a camminare sulle nostre gambe, gambe fragili ma dal passo deciso. Siamo stati le “sentinelle del mattino”, abbiamo vegliato affinchè la pace fosse l’unica vera soluzione di ogni controversia. Abbiamo cercato di cambiare il mondo partendo da noi stessi, rifiutando sconti, scorciatoie e vie facili per arrivare prima ai nostri obiettivi. La vita va vissuta a caro prezzo e l’unico modo per ottenere qualcosa è quello di imparare dai propri errori. Forse però tutto questo non è bastato e rivolgendomi a voi giovani delle nuove generazioni vi chiedo scusa per questo. Scusa per avervi consegnato un mondo senza più regole, senza punti di riferimento. Un mondo privo di ideali politici, Destra e Sinistra sono ormai soltanto due concetti astratti di uno stesso modo corrotto di fare politica. Un mondo in cui il malaffare dilaga e il denaro è l’unico Dio che colma il vuoto di tante inutili esistenze. Abbiamo lasciato credere che la libertà nascesse dalla possibilità di fare tutto ciò che ci piace e non dalla capacità di vivere in maniera responsabile e così abbiamo lasciato che la droga invadesse come un fiume in piena i meandri della nostra società. La politica è drogata, l’economia è drogata , lo sport è drogato, ogni settore, in cui gli unici valore ispiratori sono il denaro ed il potere, è drogato, ma allora in che cosa abbiamo sbagliato?
In realtà non possiamo parlare di veri e propri errori, abbiamo soltanto squarciato il velo di ipocrisia che nascondeva un mondo già marcio. E’ stato come staccare la corteccia e accorgersi che l’albero era stato scavato dentro, che nel tempo i parassiti avevano scavato interi cunicoli nutrendosi del suo midollo, rendendolo così fragile da rischiare di spezzarsi.
Noi abbiamo portato avanti tante battaglie, cadendo e rialzandoci più volte, adesso tocca a voi prendere in mano la nostra bandiera e difenderla a costo della vostra stessa vita… noi saremo un passo più indietro, vi copriremo le spalle, raccoglieremo i feriti, saremo il vostro punto fermo ogni qual volta vi sentirete persi e disorientati.

Postato da: enorbalac a 18:43 | link | commenti (7)

martedì, 17 febbraio 2009

Volevo ringraziare pubblicamente Rino Gattuso perchè è il simbolo di una Calabria pulita, onesta, umile, generosa, tenace, caparbia e ... con un grande cuore

Postato da: enorbalac a 00:18 | link | commenti
mare, cuore, calabria, gattuso

domenica, 15 febbraio 2009

lampadina Giovani

Postato da: enorbalac a 20:11 | link | commenti (1)

Quando una donna….
(tratto da Il Sole24ore)
Avere nel proprio campo visivo, dunque in ufficio, almeno una rappresentante di quella esigua schiera di vincitrici alla lotteria genetica che sono le donne avvenenti, e per di più vestita in modo consono, equivale a mettersi in contatto con con la bellezza perduta della creazione, l’armonia minacciata del mondo, è come migliorare il paesaggio quotidiano, come dare più luce all’ambiente. Una constatazione che non ha niente a che vedere con pretese da luogo comune di riduzione della collega ad oggetto artistico. I luoghi comuni sono fatti per essere smentiti. Inoltre è scientificamente provato che una persona avvenente e debitamente scollata provoca in chi la osserva un aumento del battito, è come uno stimolatore naturale: dannosa dunque se stai compiendo un’attività sportiva agonistica, perché aumenta le pulsazioni a parità di prestazioni, ma utile in un ambiente come quello lavorativo dove c’è sempre necessità di stimoli. E’ come una tazza di caffè senza le controindicazioni epatiche dovute alla caffeina. Niente è più triste del tentativo della donna di autocensurare e mortificare in ufficio la propria bellezza con abiti mascolini e metrature di stoffa da sharia.

Postato da: enorbalac a 19:26 | link | commenti

domenica, 08 febbraio 2009

De Magistris: E’ il momento di resistere e di lottare *
L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.
Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.
Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni. Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.
Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese. Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.
In attesa di quel fresco profumo di libertà - del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese - che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.
In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi - che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito - sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.
Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela - anche con il sistema dell’autogoverno - tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.
Ma non bisogna avere timore. La storia - ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici - ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).
Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale - nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori - della salvaguardia dei valori costituzionali.
Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.
Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose - con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni - avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro - vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.
Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione - nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione - anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.
Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?
Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura - innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro -, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia. In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari). Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.
Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.
Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono - magari in modo subdolo e maldestro - a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei cd. “poteri forti”. Le riforme - anzi le controriforme - ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia. L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.
Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire. La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.
Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.
* la Repubblica, MicoMega, 19 gennaio 2009
 
 

Postato da: enorbalac a 17:26 | link | commenti

Why not?
Cosa succede in Calabria perché tanto clamore intorno alle inchieste giudiziarie di De Magistris? Ciò che è evidente è che la tv non ci aiuta a capire, anzi mescola le carte, aumentando ancora di più la confusione. Ma cos’è l’inchiesta Why not e di cosa si occupa esattamente?
L’inchiesta Why not si occupa di uno dei più grossi scandali degli ultimi anni, si occupa del perverso intreccio tra Politica, Mafia e Massoneria, attraverso il quale fiumi di denaro provenienti dall’Europa invece di finire nelle mani dei cittadini calabresi ed in particolare dei giovani imprenditori calabresi per la rinascita e lo sviluppo economico della loro Terra, venivano loro sottratti per finanziare il malaffare, la corruzione, “rendendo i giovani ancora più servi del sistema clientelare .
L'inchiesta Why Not prende il nome da una società di outsourcing di Lamezia Terme che fornisce alla regione lavoratori specializzati nel settore informatico. Una dei soci ed amministratore della Why Not, Caterina Merante insieme inizialmente agli altri due soci, che avrebbero poi parzialmente ritrattato, ha dato il via alle indagini che hanno ipotizzato un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come la “Loggia massonica San Marino”. A tale presunta loggia massonica coperta, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l'utilizzo di finanziamenti e l'assegnazione di appalti, sarebbe iscritta una parte degli indagati. Le persone indagate risultavano essere 19.
I carabinieri hanno notificato informazioni di garanzia in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Indagati politici calabresi, funzionari regionali, il capocentro del Sismi di Padova e una funzionaria del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti). Indagini anche su Giorgo Vittadini, ex presidente nazionale della Compagnia delle Opere, e attuale presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, un’altra società facente capo a Comunione e liberazione.Tra gli indagati anche il generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti, attuale capo di Stato Maggiore del Corpo. Dal decreto di perquisizione risulta che il generale Poletti è indagato per truffa, truffa aggravata ed associazione a delinquere.
 La loggia di San Marino ha rappresentato il collante che avrebbe unito gli indagati creando tra loro un vincolo che era la premessa per l’ attuazione del disegno criminoso su cui avrebbe fatto luce l’ inchiesta. Il ruolo svolto dalla loggia, costituita in violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, sarebbe stato quello di una vera e propria lobby che ha influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’ assegnazione di appalti. Tale inchiesta scuote la società calabrese in tutti i suoi settori. Anche nella chiesa cattolica la denuncia costante del Vescovo di Locri, Monsignor Bregantini, comincia a diventare fastidiosa. “La ‘ndrangheta è una società apparentemente forte, ma all’interno è fragilissima per cui la si deve svuotare agendo tra la gente in maniera da dimostrare quanto è ridicola e stupida”. 
Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri, da oggi di Campobasso, conosce bene le dinamiche del fenomeno mafioso calabrese. La mafia - ha detto Mons. Bregantini - è diventata ancora più insidiosa perché ora è meno evidente e stringe sempre più i rapporti con la massoneria”. Dopo qualche tempo viene trasferito anche il Vescovo di Locri nello stupore generale di tutti i calabresi che in lui avevano creduto.
Il 21 settembre, quando ormai tutti sanno che gli investigatori si stanno occupando attivamente del ruolo avuto da Mastella e delle sue telefonate intercettate con due dei principali indagati cioè uno dei principali capi della Compagnia delle Opere – il ramo finanziario di Comunione e Liberazione, organizzazione cattolica molto potente – e un vecchio arnese della Loggia P2, già condannato per la maxitangente Enimont Pisignani, il ministro Mastella chiede al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento urgente in via cautelare di De Magistris. <B>Mastella intercettato nell'inchiesta di Catanzaro<br>"Parole irrilevanti, indebita la divulgazione"</B>
Avendo da un anno questo potere, su chi decide di sperimentarlo? I magistrati in Italia sono 9000 e chiede il trasferimento del Pubblico Ministero che indaga su di lui e sul Presidente del Consiglio. Uno a caso su 9000. Poi, per non aver vigilato e non avergli tolto prima anche quell’inchiesta, chiede anche il trasferimento del suo capo, colpevole di aver sottratto solo l’inchiesta che riguardava il socio del figlio della sua convivente. Il CSM non ritiene che ci siano questi requisiti di urgenza, tant’è che rinvia la decisione a dicembre. Mastella, sempre più preoccupato per queste indagini, corrobora la richiesta di trasferimento con nuove carte arrivate dagli ispettori del suo ministero che da tre anni stazionano quasi in permanenza alla Procura di Catanzaro per occuparsi del Pubblico Ministero De Magistris. Arrivano al CSM anche carte che contestano l’operato di De Magistris proprio sull’indagine che riguarda Mastella. Mastella, nel frattempo, è andato in Parlamento a dire che non ha chiesto il trasferimento di De Magistris per l’indagine che lo riguarda ma per un’altra: mente spudoratamente perché quando arrivano le carte degli ispettori, si capisce che riguardano anche l’indagine nella quale si parla di Mastella.
Il 14 ottobre De Magistris iscrive Mastella nel registro degli indagati per truffa all’Europa, truffa allo Stato italiano, finanziamento illecito e abuso. Due giorni dopo, la notizia che è segretissima viene pubblicata da un quotidiano italiano il cui ex vice direttore è molto legato ai servizi segreti, tant’è che prendeva soldi dal servizio segreto militare. Sul quotidiano “Libero” c’è questa fuga di notizie che lo stesso giorno provoca un effetto devastante: il Procuratore Generale di Catanzaro, Dott. Dolcino Favi, decide, avendo saputo che De Magistris ha iscritto Mastella sul registro degli indagati di togliergli l’inchiesta con il meccanismo della avocazione. Il motivo è che visto che Mastella ha chiesto il trasferimento di De Magistris, allora questo ce l’ha con Mastella quindi non può più indagare su di lui. E’ qualcosa che riguarda la novella di Fedro “Il lupo e l’agnello”: il lupo sta sopra, l’agnello sotto e lupo accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua del ruscello. L’agnello gli dice “ma io sono sotto, come faccio?” e l’altro gli risponde “però anni fa mi hai insultato!”. L’agnello replica: “Ho sei mesi di vita, è impossibile”, e il lupo: “Allora sarà stato tuo padre” e se lo mangia. La stessa argomentazione, al contrario, viene utilizzata per avocare l’indagine: De Magistris lavora da mesi su Mastella, Mastella chiede di trasferirlo quindi gli levano l’indagine dicendo “Ha chiesto di trasferirti, quindi ce l’hai con lui!”. Gli portano via il fascicolo dalla cassaforte mentre è assente, mandano la posizione stralciata di Mastella al Tribunale dei Ministri di Roma – lo stesso Tribunale ha dichiarato di non essere competente rimandando le carte a Catanzaro – e a questo punto Mastella dichiara che De Magistris ha deciso di indagare su di lui apposta, per farsi togliere l’inchiesta e fare il martire.
Nel frattempo, al consulente tecnico che ha scoperto i rapporti telefonici tra i vari indagati, compreso Mastella, viene revocato l’incarico dal Procuratore Generale Dolcino Favi il quale, in realtà, è semplicemente un reggente: sta sostituendo un altro che è andato via in attesa che il Consiglio Superiore della Magistratura ne nomini un altro. Cosa che accade, ma il reggente, che a questo punto è un autoreggente, continua imperterrito a prendere decisioni che, forse, sarebbe meglio lasciare al titolare in arrivo.
Per completare l’opera, l’Arma dei Carabinieri caccia il Capitano Zaccheo che stava conducendo una delle indagini più importanti, l’unica rimasta nelle mani di De Magistris ovvero l’indagine “Toghe Lucane”. Bisogna proseguire nello sterminio di massa iniziato con De Magistris, con il capitano Zaccheo che lavorava con De Magistris, con il consulente Sagona che lavorava con De Magistris, cacciano così anche la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris. Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.Gioacchino Genchi (Infophoto)
 Infine viene colpito Gioacchino Genchi l’ex perito informatico di De Magistris che viene accusato di aver creato un archivio contente centinaia di migliaia di tabulati telefonici nel corso delle inchieste Why Not e Poseidone “Da uomo dello Stato - ha detto Genchi parlando con i giornalisti a Catanzaro - sento il peso della responsabilità che da protagonista e testimone mi ha accompagnato negli ultimi anni nelle vicende di questa terra ed il mio obiettivo primario è dare un contributo a fare chiarezza”. Mi difendo - ha aggiunto - da una grande porcata e mistificazione che riguarda persone che hanno speculato su questa terra. Hanno distratto le risorse comunitarie e nazionali rendendo i giovani ancora più servi del sistema clientelare”. In Calabria - ha poi sostenuto Genchi - le Procure hanno anche ottenuto successi nella lotta ai latitanti e con tanti arresti. Penso a chi sta pagando il frutto dei loro errori ed anche loro hanno diritto ad una giustizia che sia uguale per tutti. Una giustizia che manda in carcere i boss e lascia fuori i colletti bianchi non è giusta.
Lo scopo di questa guerra a Genchi, in questo momento, è cercare di ribaltare l’opinione pubblica con l’ennesima operazione di disinformatia.
Nel frattempo i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce. Se Salerno indaga i colleghi di Catanzaro, il Pg calabrese risponde annunciando che sette magistrati di Salerno, tra cui il capo della Procura, sono inquisiti per abuso d'ufficio ed interruzione di pubblico servizio. Secondo i magistrati calabresi, sequestrare atti di inchieste tuttora in corso comporta un inevitabile blocco dell'attività di indagine. “Per me il Procuratore generale della Cassazione, il ministro della Giustizia e il Csm hanno riservato provvedimenti severi e pesanti, mentre ci sono dei magistrati di Catanzaro indagati per corruzione in atti giudiziari per i quali non e' stata adottata alcuna misura cautelare, ne' mi risulta che nei loro confronti sia stato iniziato un procedimento disciplinare''. A parlare e' il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, sospeso per decisione del Csm dalle funzioni e dallo stipendio a seguito dello scontro con la procura di Catanzaro. ''Ho visto tanta informazione inesatta e incompleta sulla vicenda''. Difende il suo operato, sicuro di aver fatto ''fino in fondo'' quanto doveva e respinge al mittente le accuse di aver causato una guerra tra procure:''Nessuno scontro, anzi lo abbiamo evitato''. Apicella se la prende con l'Associazione nazionale dei magistrati che lo ha lasciato solo e rivendica la decisione di sequestrare in copia ai fini probatori i procedimenti 'Why Not' e 'Poseidone' al fine di verificare i fatti denunziati e gia' in parte riscontrati: ''Ho la coscienza a posto. Il nostro provvedimento e' assolutamente legittimo”
 Il decreto di perquisizione e sequestro dei pm di Salerno Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani a carico di magistrati e faccendieri di Catanzaro indagati per corruzione giudiziaria e altro, è “perfettamente legittimo”, “logico, preciso e analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea col Codice e la “giurisprudenza di Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”. Nessuna “pesca a strascico” per cercare reati su “sospetti e congetture”, ma un atto indispensabile per riscontrare il “corposo materiale probatorio raccolto”. Insomma un decreto dotato del “crisma di atto di ricerca della prova e non di ricerca della notitia criminis”. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Salerno (giudici Mele, Spinelli e Pisapia), nelle motivazioni delle due ordinanze con cui ha rigettato i ricorsi del capo della Compagnia delle Opere calabrese Antonio Saladino, indagato in Why Not (indagine poi avocata a Luigi De Magistris); l’ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, che scippò a De Magistris l’altra indagine, Poseidone; la moglie di Lombardi e il di lei figlio, avvocato Pierpaolo Greco, socio del sen. avv. Giancarlo Pittelli (amicone di Lombardi, indagato e poi archiviato in Poseidone e in Why Not, ma ora inquisito a Salerno). Le motivazioni, depositate il 30 gennaio 2009, sono clamorose perchè smentiscono tutti gli addebiti mossi ai pm di Salerno da politici, A.N.M., alte cariche dello Stato e C.S.M., che proprio per quel decreto li ha cacciati su due piedi.
I giudici ricordano che l’inchiesta di Salerno ha scoperto “un complesso disegno criminoso, tuttora in atto, diretto a favorire soggetti indagati in Why Not e Poseidone … fra questi Mastella, Saladino e Pittelli, attraverso la deviazione del regolare corso dei processi penali con interventi contrari ai doveri d’ufficio compiuti dai magistrati indagati, in virtù di accordi corruttivi e intrecci di interesse con gli indagati, in modo da determinarne l’esito favorevole con l’allontanamento, l’esautorazione e la delegittimazione del dr De Magistris, la parcellizzazione delle inchieste in vari tronconi e la revoca del consulente Genchi”. Perciò i pm han sequestrato le due indagini “insabbiate”, in quanto “corpo del reato”. E il Riesame ritiene che abbiano ben motivato le accuse nelle 1400 pagine del decreto: il “perverso intreccio d’interessi tra politica e imprenditoria” che ha stritolato De Magistris e provocato “la stagnazione e la disintegrazione” delle sue indagini è “perfettamente sussumibile nello schema della corruzione giudiziaria”. Poco importa se i favori fatti da Saladino e Pittelli ai magistrati che hanno emarginato De Magistris siano arrivati prima o dopo questi fatti. Come stabilito dalla Cassazione, la corruzione giudiziaria “più allarmante e subdola” è l’“asservimento della funzione pubblica agl’interessi del privato corruttore”, “quando il privato fornisca o prometta al soggetto pubblico, che accetta, denaro o altra utilità per assicurarsene i futuri favori”. E’ proprio il caso di Catanzaro.
Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi. Perché?
Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell’Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.
 De Magistris non può avere ragione...

Postato da: enorbalac a 16:49 | link | commenti (4)
why not, massoneria, san marino, apicella, de magistris, genchi, poletti

sabato, 07 febbraio 2009

Lo Stato siamo noi

Postato da: enorbalac a 00:28 | link | commenti

venerdì, 06 febbraio 2009

Waterfront

http://www.meteoweb.it/images/waterfrontrc.jpgL’idea di presentare questo progetto nella sede prestigiosa dell’ambasciata italiana e’ motivo di grande orgoglio per la citta’ e di gratificazione per una classe dirigente che, rispetto al passato, ha  deciso di investire in grandi opere capaci di identificarci in tutto il mondo”. Lo ha affermato il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, nel corso della cerimonia a Londra per l’affidamento gli architetti Zaha Hadid e Patrick Schumacher della progettazione del “Waterfront”. Al concorso internazionale  di progettazione, bandito dall’Amministrazione comunale, hanno partecipato 49 studi tecnici di fama internazionale. Per il Comune di Reggio erano presenti anche l’architetto Gianni Artuso, coordinatore delle opere del Decreto Reggio, e l’ing. Pasquale Crucitti, responsabile del procedimento. ”Con questo concorso internazione - ha detto ancora Scopelliti - abbiamo inteso proseguire il recupero estetico di un territorio dalle grandi potenzialita’. Una volta realizzate, le opere renderanno ancora piu’ bello ed affascinante il nostro lungomare, decantato dai poeti del Novecento. Questo investimento consentira’ di valorizzare ancora di piu’ il litorale, vero volano di sviluppo di una terra dalla grande vocazione turistica”. A seguire l’importante avvenimento oltre a personalita’ del mondo dell’architettura internazionale e ad esponenti del mondo culturale e politico, anche testate giornalistica di grande tradizione: Financial Times, Architectural Review, Il Tempo, Buildin Masgazine, Agenzia ANSA, Rai International, Wallpaper, Rai di Londra, Radio Rai, Rai Tg Parlamento, The Indipendent e Blue Print”.
I tempi definiti nel contratto, che ammonta a circa 100 milioni di €, sono di 18 mesi per la progettazione esecutiva e 3 anni per la realizzazione delle opere, possano essere rispettati, anche se l’impegno e’ complesso e gravoso. La realizzazione dell’opera sarà talmente complessa che gia’ la cantierizzazione provocherà importanti ricadute economiche ed occupazionali dirette ed indotte.
Il progetto consiste ella realizzazione di due edifici, il Museo del Mare, all’interno del quale verranno ospitati i Bronzi di Riace, verra’ costruita una sezione dedicata ad uno dei reggini piu’ famosi, Gianni Versace, e si potranno trovare una serie di spazi espositivi, un acquario ed una biblioteca  - ed un centro multifunzionale con negozi, cinema, auditorium e uffici. La costruzione, ha spiegato la Hadid, sara’ una sorta di paesaggio sull’acqua” che colleghera’ i due edifici e dove ”l’esterno entrera’ nell’interno” con una serie di aperture e cortili affacciati sull’acqua. Il design, ha spiegato il collega Schumacher illustrando i disegni, si ispira alle forme organiche di una stella marina e privilegia forme  ”allungate, fluide ed astratte, con superfici ondulate e concave e punti d’ingresso spettacolari”.
”Sono felice di lavorare a Reggio Calabria - ha dichiarato la Hadid - l’edificio sara’ un punto d’incontro per persone di tutte le eta’ e attraverso le arti servira’ a rappresentare la ricca e diversa storia del Mediterraneo, arricchendo la vita culturale della citta’. Questo collegamento tra cultura e vita pubblica e’ essenziale”.

Postato da: enorbalac a 23:41 | link | commenti
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