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Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.
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La mafia uccide, il silenzio pure

Sto guardando un'interessante trasmissione su LA7. La bravissima Ilaria D'Amico si sta occupando dell'argomento Mafia al nord. Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di aprire una piccola breccia nel muro di censure ed omertà adottato dal giornalismo italiano. Finalmente qualcuno ha avuto l'intelligenza di smontare il luogo comune che identifica la mafia alla Sicilia, la ndrangheta alla Calabria, la camorra alla Campania ... Le mafie sono un problema di tutti e spero che qualcuno possa seguire l'esempio coraggioso di La7 e si smetta di parlare del "Grande fratello", della Fattoria o di Xfactor e giornalisti ritrovino la dignità ormai perduta.
"Parlate di mafia ovunque vi capiti. Alla televisione, alla radio, sui giornali. Dove volete, ma, vi prego, parlatene". (Paolo Borsellino)

Ho riscoperto questa canzone grazie ad Anna e ho pensato di pubblicarla in questo post
Ad esempio a me piace il sud

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d'India e le spine dei cardi
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero nel lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi
Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
e quando bevo sono pronto a pagare
l'acqua, che in quella terra è più del pane
Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci a una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è all'imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire”.
A prima vista sembra una partecipazione come tante. Cartoncino color crema; in alto, i nomi degli sposi, Fabio Messina e Valeria Di Leo; sotto, l'indicazione della chiesa scelta per le nozze, Santa Maria della Catena, una delle piu' antiche di Palermo, e, come vuole la tradizione, nome e indirizzo dell'hotel in cui la coppia ''ringraziera' amici e parenti''. Solo scorrendo fino in fondo l'invito, si capisce che quello di Fabio e Valeria e' un matrimonio particolare, anzi, come scrivono loro ''un matrimonio pizzo free''. Una definizione curiosa, anche per una citta' abituata alle campagne antiracket, per dire che gli sposi, nell'organizzare le nozze, si sono rivolti solo a chi al racket ha detto no. Ma quella che ai piu' puo' sembrare una strana trovata, per Fabio e Valeria, gia' titolari del primo emporio ''libero dal racket'' della citta', e' semplicemente una scelta di coerenza. ''Abbiamo pensato - spiega la futura sposa, 29 anni, per meta' interprete, per meta' commerciante - che chi ha avuto il coraggio di esporsi meriti pubblicita' e guadagno''. Ma districarsi tra negozi e fornitori, in una citta' in cui l'80 per cento degli operatori economici e' soggetto al ricatto mafioso, non e' semplice.