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Utente: enorbalac
Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.

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domenica, 08 febbraio 2009

Why not?
Cosa succede in Calabria perché tanto clamore intorno alle inchieste giudiziarie di De Magistris? Ciò che è evidente è che la tv non ci aiuta a capire, anzi mescola le carte, aumentando ancora di più la confusione. Ma cos’è l’inchiesta Why not e di cosa si occupa esattamente?
L’inchiesta Why not si occupa di uno dei più grossi scandali degli ultimi anni, si occupa del perverso intreccio tra Politica, Mafia e Massoneria, attraverso il quale fiumi di denaro provenienti dall’Europa invece di finire nelle mani dei cittadini calabresi ed in particolare dei giovani imprenditori calabresi per la rinascita e lo sviluppo economico della loro Terra, venivano loro sottratti per finanziare il malaffare, la corruzione, “rendendo i giovani ancora più servi del sistema clientelare .
L'inchiesta Why Not prende il nome da una società di outsourcing di Lamezia Terme che fornisce alla regione lavoratori specializzati nel settore informatico. Una dei soci ed amministratore della Why Not, Caterina Merante insieme inizialmente agli altri due soci, che avrebbero poi parzialmente ritrattato, ha dato il via alle indagini che hanno ipotizzato un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come la “Loggia massonica San Marino”. A tale presunta loggia massonica coperta, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l'utilizzo di finanziamenti e l'assegnazione di appalti, sarebbe iscritta una parte degli indagati. Le persone indagate risultavano essere 19.
I carabinieri hanno notificato informazioni di garanzia in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Indagati politici calabresi, funzionari regionali, il capocentro del Sismi di Padova e una funzionaria del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti). Indagini anche su Giorgo Vittadini, ex presidente nazionale della Compagnia delle Opere, e attuale presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, un’altra società facente capo a Comunione e liberazione.Tra gli indagati anche il generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti, attuale capo di Stato Maggiore del Corpo. Dal decreto di perquisizione risulta che il generale Poletti è indagato per truffa, truffa aggravata ed associazione a delinquere.
 La loggia di San Marino ha rappresentato il collante che avrebbe unito gli indagati creando tra loro un vincolo che era la premessa per l’ attuazione del disegno criminoso su cui avrebbe fatto luce l’ inchiesta. Il ruolo svolto dalla loggia, costituita in violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, sarebbe stato quello di una vera e propria lobby che ha influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’ assegnazione di appalti. Tale inchiesta scuote la società calabrese in tutti i suoi settori. Anche nella chiesa cattolica la denuncia costante del Vescovo di Locri, Monsignor Bregantini, comincia a diventare fastidiosa. “La ‘ndrangheta è una società apparentemente forte, ma all’interno è fragilissima per cui la si deve svuotare agendo tra la gente in maniera da dimostrare quanto è ridicola e stupida”. 
Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri, da oggi di Campobasso, conosce bene le dinamiche del fenomeno mafioso calabrese. La mafia - ha detto Mons. Bregantini - è diventata ancora più insidiosa perché ora è meno evidente e stringe sempre più i rapporti con la massoneria”. Dopo qualche tempo viene trasferito anche il Vescovo di Locri nello stupore generale di tutti i calabresi che in lui avevano creduto.
Il 21 settembre, quando ormai tutti sanno che gli investigatori si stanno occupando attivamente del ruolo avuto da Mastella e delle sue telefonate intercettate con due dei principali indagati cioè uno dei principali capi della Compagnia delle Opere – il ramo finanziario di Comunione e Liberazione, organizzazione cattolica molto potente – e un vecchio arnese della Loggia P2, già condannato per la maxitangente Enimont Pisignani, il ministro Mastella chiede al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento urgente in via cautelare di De Magistris. <B>Mastella intercettato nell'inchiesta di Catanzaro<br>"Parole irrilevanti, indebita la divulgazione"</B>
Avendo da un anno questo potere, su chi decide di sperimentarlo? I magistrati in Italia sono 9000 e chiede il trasferimento del Pubblico Ministero che indaga su di lui e sul Presidente del Consiglio. Uno a caso su 9000. Poi, per non aver vigilato e non avergli tolto prima anche quell’inchiesta, chiede anche il trasferimento del suo capo, colpevole di aver sottratto solo l’inchiesta che riguardava il socio del figlio della sua convivente. Il CSM non ritiene che ci siano questi requisiti di urgenza, tant’è che rinvia la decisione a dicembre. Mastella, sempre più preoccupato per queste indagini, corrobora la richiesta di trasferimento con nuove carte arrivate dagli ispettori del suo ministero che da tre anni stazionano quasi in permanenza alla Procura di Catanzaro per occuparsi del Pubblico Ministero De Magistris. Arrivano al CSM anche carte che contestano l’operato di De Magistris proprio sull’indagine che riguarda Mastella. Mastella, nel frattempo, è andato in Parlamento a dire che non ha chiesto il trasferimento di De Magistris per l’indagine che lo riguarda ma per un’altra: mente spudoratamente perché quando arrivano le carte degli ispettori, si capisce che riguardano anche l’indagine nella quale si parla di Mastella.
Il 14 ottobre De Magistris iscrive Mastella nel registro degli indagati per truffa all’Europa, truffa allo Stato italiano, finanziamento illecito e abuso. Due giorni dopo, la notizia che è segretissima viene pubblicata da un quotidiano italiano il cui ex vice direttore è molto legato ai servizi segreti, tant’è che prendeva soldi dal servizio segreto militare. Sul quotidiano “Libero” c’è questa fuga di notizie che lo stesso giorno provoca un effetto devastante: il Procuratore Generale di Catanzaro, Dott. Dolcino Favi, decide, avendo saputo che De Magistris ha iscritto Mastella sul registro degli indagati di togliergli l’inchiesta con il meccanismo della avocazione. Il motivo è che visto che Mastella ha chiesto il trasferimento di De Magistris, allora questo ce l’ha con Mastella quindi non può più indagare su di lui. E’ qualcosa che riguarda la novella di Fedro “Il lupo e l’agnello”: il lupo sta sopra, l’agnello sotto e lupo accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua del ruscello. L’agnello gli dice “ma io sono sotto, come faccio?” e l’altro gli risponde “però anni fa mi hai insultato!”. L’agnello replica: “Ho sei mesi di vita, è impossibile”, e il lupo: “Allora sarà stato tuo padre” e se lo mangia. La stessa argomentazione, al contrario, viene utilizzata per avocare l’indagine: De Magistris lavora da mesi su Mastella, Mastella chiede di trasferirlo quindi gli levano l’indagine dicendo “Ha chiesto di trasferirti, quindi ce l’hai con lui!”. Gli portano via il fascicolo dalla cassaforte mentre è assente, mandano la posizione stralciata di Mastella al Tribunale dei Ministri di Roma – lo stesso Tribunale ha dichiarato di non essere competente rimandando le carte a Catanzaro – e a questo punto Mastella dichiara che De Magistris ha deciso di indagare su di lui apposta, per farsi togliere l’inchiesta e fare il martire.
Nel frattempo, al consulente tecnico che ha scoperto i rapporti telefonici tra i vari indagati, compreso Mastella, viene revocato l’incarico dal Procuratore Generale Dolcino Favi il quale, in realtà, è semplicemente un reggente: sta sostituendo un altro che è andato via in attesa che il Consiglio Superiore della Magistratura ne nomini un altro. Cosa che accade, ma il reggente, che a questo punto è un autoreggente, continua imperterrito a prendere decisioni che, forse, sarebbe meglio lasciare al titolare in arrivo.
Per completare l’opera, l’Arma dei Carabinieri caccia il Capitano Zaccheo che stava conducendo una delle indagini più importanti, l’unica rimasta nelle mani di De Magistris ovvero l’indagine “Toghe Lucane”. Bisogna proseguire nello sterminio di massa iniziato con De Magistris, con il capitano Zaccheo che lavorava con De Magistris, con il consulente Sagona che lavorava con De Magistris, cacciano così anche la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris. Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.Gioacchino Genchi (Infophoto)
 Infine viene colpito Gioacchino Genchi l’ex perito informatico di De Magistris che viene accusato di aver creato un archivio contente centinaia di migliaia di tabulati telefonici nel corso delle inchieste Why Not e Poseidone “Da uomo dello Stato - ha detto Genchi parlando con i giornalisti a Catanzaro - sento il peso della responsabilità che da protagonista e testimone mi ha accompagnato negli ultimi anni nelle vicende di questa terra ed il mio obiettivo primario è dare un contributo a fare chiarezza”. Mi difendo - ha aggiunto - da una grande porcata e mistificazione che riguarda persone che hanno speculato su questa terra. Hanno distratto le risorse comunitarie e nazionali rendendo i giovani ancora più servi del sistema clientelare”. In Calabria - ha poi sostenuto Genchi - le Procure hanno anche ottenuto successi nella lotta ai latitanti e con tanti arresti. Penso a chi sta pagando il frutto dei loro errori ed anche loro hanno diritto ad una giustizia che sia uguale per tutti. Una giustizia che manda in carcere i boss e lascia fuori i colletti bianchi non è giusta.
Lo scopo di questa guerra a Genchi, in questo momento, è cercare di ribaltare l’opinione pubblica con l’ennesima operazione di disinformatia.
Nel frattempo i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce. Se Salerno indaga i colleghi di Catanzaro, il Pg calabrese risponde annunciando che sette magistrati di Salerno, tra cui il capo della Procura, sono inquisiti per abuso d'ufficio ed interruzione di pubblico servizio. Secondo i magistrati calabresi, sequestrare atti di inchieste tuttora in corso comporta un inevitabile blocco dell'attività di indagine. “Per me il Procuratore generale della Cassazione, il ministro della Giustizia e il Csm hanno riservato provvedimenti severi e pesanti, mentre ci sono dei magistrati di Catanzaro indagati per corruzione in atti giudiziari per i quali non e' stata adottata alcuna misura cautelare, ne' mi risulta che nei loro confronti sia stato iniziato un procedimento disciplinare''. A parlare e' il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, sospeso per decisione del Csm dalle funzioni e dallo stipendio a seguito dello scontro con la procura di Catanzaro. ''Ho visto tanta informazione inesatta e incompleta sulla vicenda''. Difende il suo operato, sicuro di aver fatto ''fino in fondo'' quanto doveva e respinge al mittente le accuse di aver causato una guerra tra procure:''Nessuno scontro, anzi lo abbiamo evitato''. Apicella se la prende con l'Associazione nazionale dei magistrati che lo ha lasciato solo e rivendica la decisione di sequestrare in copia ai fini probatori i procedimenti 'Why Not' e 'Poseidone' al fine di verificare i fatti denunziati e gia' in parte riscontrati: ''Ho la coscienza a posto. Il nostro provvedimento e' assolutamente legittimo”
 Il decreto di perquisizione e sequestro dei pm di Salerno Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani a carico di magistrati e faccendieri di Catanzaro indagati per corruzione giudiziaria e altro, è “perfettamente legittimo”, “logico, preciso e analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea col Codice e la “giurisprudenza di Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”. Nessuna “pesca a strascico” per cercare reati su “sospetti e congetture”, ma un atto indispensabile per riscontrare il “corposo materiale probatorio raccolto”. Insomma un decreto dotato del “crisma di atto di ricerca della prova e non di ricerca della notitia criminis”. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Salerno (giudici Mele, Spinelli e Pisapia), nelle motivazioni delle due ordinanze con cui ha rigettato i ricorsi del capo della Compagnia delle Opere calabrese Antonio Saladino, indagato in Why Not (indagine poi avocata a Luigi De Magistris); l’ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, che scippò a De Magistris l’altra indagine, Poseidone; la moglie di Lombardi e il di lei figlio, avvocato Pierpaolo Greco, socio del sen. avv. Giancarlo Pittelli (amicone di Lombardi, indagato e poi archiviato in Poseidone e in Why Not, ma ora inquisito a Salerno). Le motivazioni, depositate il 30 gennaio 2009, sono clamorose perchè smentiscono tutti gli addebiti mossi ai pm di Salerno da politici, A.N.M., alte cariche dello Stato e C.S.M., che proprio per quel decreto li ha cacciati su due piedi.
I giudici ricordano che l’inchiesta di Salerno ha scoperto “un complesso disegno criminoso, tuttora in atto, diretto a favorire soggetti indagati in Why Not e Poseidone … fra questi Mastella, Saladino e Pittelli, attraverso la deviazione del regolare corso dei processi penali con interventi contrari ai doveri d’ufficio compiuti dai magistrati indagati, in virtù di accordi corruttivi e intrecci di interesse con gli indagati, in modo da determinarne l’esito favorevole con l’allontanamento, l’esautorazione e la delegittimazione del dr De Magistris, la parcellizzazione delle inchieste in vari tronconi e la revoca del consulente Genchi”. Perciò i pm han sequestrato le due indagini “insabbiate”, in quanto “corpo del reato”. E il Riesame ritiene che abbiano ben motivato le accuse nelle 1400 pagine del decreto: il “perverso intreccio d’interessi tra politica e imprenditoria” che ha stritolato De Magistris e provocato “la stagnazione e la disintegrazione” delle sue indagini è “perfettamente sussumibile nello schema della corruzione giudiziaria”. Poco importa se i favori fatti da Saladino e Pittelli ai magistrati che hanno emarginato De Magistris siano arrivati prima o dopo questi fatti. Come stabilito dalla Cassazione, la corruzione giudiziaria “più allarmante e subdola” è l’“asservimento della funzione pubblica agl’interessi del privato corruttore”, “quando il privato fornisca o prometta al soggetto pubblico, che accetta, denaro o altra utilità per assicurarsene i futuri favori”. E’ proprio il caso di Catanzaro.
Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi. Perché?
Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell’Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.
 De Magistris non può avere ragione...

Postato da: enorbalac a 16:49 | link | commenti (4)
why not, massoneria, san marino, apicella, de magistris, genchi, poletti


Commenti
#1    11 Aprile 2009 - 19:48
 
I Pm di Roma chiesero a Stefano Ricucci quale Hedge fund facesse l’insider tradings sulla Bnl: Leo fund di Stefano Roma come su Elsag Bailey, Drs Finmeccanica, Unipol bonds, Pirelli Cornig e in moltissimi altri simili casi ( Stefano Roma del Leo fund un masson/suinuzzo furbastro con forte passione per mandare in giro spioni alla Tavaroli/Cipriani...). Un ex collaboratore di qs “insider tradingaro” porcellone sciacqua capitali mafiosi Stefano Roma del Leo Fund, e´un genovese noto nella City per gia’ tre volte aver cercato di riciclare danari di Cosa Nostra, tale criminalissimo finto filoGesuita Tomaso Spingardi, cacciato via, visti i suoi intrallazzi con assassini siculi e Ndrangheta, da qualsiasi istituzione finanziaria ( mega riciclatore di danari assassini Tomaso Spingardi di Genova, faccendiere facente da spia in varii casi: venne cacciato via addirittura anche dalle piu´immorali e filocriminali, nonche´ massonicodeliquenziali banche d´affari al mondo, ossia Morgan Stanley e Lehman bts; e poi fu cacciato pure dal super insider tradingaro posto sopra citato, ossia il lavandaio finanziario del sgarra sgarra, insiderone, ormai quasi fallito Stefano Roma del Leo fund stesso; Tomaso Spingardi massone della Gran Loggia Italiana Massonica del fascistissimo Giuseppe Sabato, ossia la nuova P2, non per niente basata ad Arezzo pure essa, con iscritti tutti i Gelli, figli, nipoti, cugini di cugini e anche eventuali cani, gatti e coccodrilli di appartenenza varia..; Kapo dello sciacquone di danaro killer Tomaso Spingardi e´, quindi, il Gran Maestro Massonazista Giuseppe Sabato delle mafiosissime nonche' Berlusconianissime Duemme srl, Banca Esperia e Gran Loggia Italiana Massonica in questione; massonazista magnamagnone Giuseppe Sabato, neopiduistissimo napoletano, vicinissimo alla Camorra; porcone sobillatore di detti delinquenti assassini “sulla munnezza”, prima per far cadere Romano Prodi, poi, per far accreditare il maf..ascista di Arcor..leone, Silvio Berlusconi stesso, allorche`ordino a detti assassini camorristi " di riaggiustare tutt quand ei koss"; infatti, egli, di sera fa’ “o capomassone” e di giorno e’ dirigente in Duemme srl e Banca Esperia, baracconi finanziari sciacqua danaro criminale a palate di Silio Berlusconi, oo che caso; come da tradizione: Banca Rasini, Banca Arner, Banca Mafiolanum Nazistanum Mediolanum.....e cosi´i soldi superassassini dei Casalesi, via prestanomi di prestanomi, come il solito, i Berluscones li stra riciclano). Dirty mason/mafioso super money laundrier Tomaso Spingardi ex masonazist Morgan Stanley, ex masonsatanist Lehman bts, dal suo conto alle Bahamas salda poi gli ispiratori di qs insiders, tra cui, parrebbe, anche Giovanni Consorte ( su Unipol Bonds), schifoso topo di fogna suicidatore, anzi, assassin mandante, Michele Milla ( su Pirelli Cornig), cocainomane Berlusconiano pedofilo criminalissimo Attilio Ventura ( su Drs Finmeccanica), massone malavitosissimo noto come "el puerco corruptor del Grande Oriente d`Italia", Vittorio Casale di Operae ( su "sporche immobiliari varie"), steccatissimo fascista di centrosinistra ( ? c.sinistra?) Nicola La Torre ( per tenere buoni gli incappucciatoni di centro sin), bas.ardo nazistissimo viscido cesso antidemocraticissimo Gaetano Pecorella ( per fare lo stesso coi modernazisti massonsatanisti di estremissima destra) . Fate qualche check su tutto cio´ e vedrete…..


utente anonimo

#2    11 Aprile 2009 - 19:49
 
COMMENTO SCRITTO DA GIDILBERTO BRAMBILLA, EX FONDATORE LEGA
utente anonimo

#3    12 Aprile 2009 - 01:31
 
Caro Gidilberto se evitassi di aggiungere tutti i vari appellativi ad ogni nome forse il testo apparirebbe più comprensibile... io l'ho riletto due volte ma non c'ho capito nulla, spero che lo Statuto della Lega non sia stato stilato alla stessa maniera...
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#4    05 Maggio 2009 - 20:16
 
Beh, gia´gli antichi greci avevano capito i tipi come te. Noto proverbio il loro: " non vi e´piu sordo del corrotto che non vuol sentire, non vi e´piu´cieco del disonesto cieco che non vuol vedere, non vi e´piu´muto del truffaldino muto che non vuol parlare, non vi e´piu´zoppo del, piu´traditore zoppo che non vuol camminare- Berlusconi ti distgruggero´, questione di non tantissimo- Gidilberto Brambilla
utente anonimo

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