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Utente: enorbalac
Sono un amante del "sud", di tutti i "sud" del mondo, terre di confine accomunate dalla stessa speranza, dallo stesso amore, dallo stesso orgoglio e senso di appartenenza, dalla stessa voglia di rinascita.

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mercoledì, 22 aprile 2009

La mafia uccide, il silenzio pure

Sto guardando un'interessante trasmissione su LA7.  La bravissima Ilaria D'Amico si sta occupando dell'argomento Mafia al nord. Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di aprire una piccola breccia nel muro di censure ed omertà adottato dal giornalismo italiano.  Finalmente qualcuno ha avuto l'intelligenza di smontare il luogo comune che identifica la mafia alla Sicilia, la ndrangheta alla Calabria, la camorra alla Campania ... Le mafie sono un problema di tutti e spero che qualcuno possa seguire l'esempio coraggioso di La7 e si smetta di parlare del "Grande fratello", della Fattoria o di Xfactor e giornalisti ritrovino la dignità ormai perduta.

"Parlate di mafia ovunque vi capiti. Alla televisione, alla radio, sui giornali. Dove volete, ma, vi prego, parlatene". (Paolo Borsellino)

Postato da: enorbalac a 20:53 | link | commenti (9)


Commenti
#1    22 Aprile 2009 - 21:19
 
Il prefetto Mori, usando metodi forse un po' discutibili (accerchiare i paesi, togliere luce elettrica e acqua) aveva debellato la mafia in Sicilia.
(Da notare che il suddetto Mori fu scelto da Mussolini, sebbene egli avesse sempre combattuto le azione squadriste dei fascisti).
Poi, però, Mori arrivò a Roma... e fu immediatamente "promosso" e trasferito.
La mafia è a Milano, Torino, New York, Roma...
Poi sarebbe molto lungo, ma anche interessante, spiegare perché nacque la mafia.
I piemontesi, quando "conquistarono" il sud portarono con sé due doni: la tassa sul macinato e la leva militare obbligatoria.
Molti meridionali sono morti per Trento e Trieste... quando l'Austria ce le avrebbe concesse in cambio della non belligeranza.
Questa è la storia.
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#2    22 Aprile 2009 - 22:07
 
La mafia di cui stai parlando è quella di cent'anni fa, era una mafia contadina, molto più vicina al brigantaggio. La mafia di oggi vive della connivenza di imprenditori,commercialisti, avvocati politici... e soprattutto di giornalisti ed intellettuali che preferiscono occuparsi di altro, preferiscono tacere facendo finta che non esiste o peggio ancora che non li riguarda
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#3    23 Aprile 2009 - 07:31
 
Sono d'accordo con te.
Infatti, citavo Milano, Torino, New York, Roma...
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#4    25 Aprile 2009 - 06:26
 
Spero sia solo l'inizio, perché la mafia peggiore ruota attorno alle istituzioni, anzi le utilizza, con esse fa affari e da esse ottiene leggi che la fanno prosperare. Ciao, Pietro.
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#5    25 Aprile 2009 - 21:10
 
E' un cammino tutto in salita... ma è un percorso inevitabile se vogliamo veramente cambiare le cose.
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#6    03 Maggio 2009 - 18:36
 
I giornalisti come i giornali e le testate televisive sono pilotati dalla politica.
Dove c'è politica sporca ecco che cresce la mafia.
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#7    03 Maggio 2009 - 20:38
 
I giornalisti sono come i soldati, non possono sempre giustificarsi dietro l'alibi che ubbidiscono a degli ordini, arriva un momento in cui bisogna essere uomini e difendere la propria dignità a costo di andare contro gli stessi ordini... altrimenti meglio abbandonare le armi!
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#8    09 Maggio 2009 - 14:32
 
Mi pare evidente che il nuovo tipo di mafia ha effettuato il salto di qualità, da struttura banditesco-terroristica a organizzazione dedita a fare affari anche al di là di quanto previsto dalle leggi. Una struttura di questo genere è naturalmente destinata a sostituirsi all'imprenditoria comune e a diventare la classe dirigente del futuro. Unico modo di opporsi è rendere meno appetibile, con meno vantaggi e più rischi, l'inosservanza della legge. Va da sé che la base di ogni potere è il consenso (unito al timore, naturalmente). Se le istituzioni si dimostrano sorde verso le esigenze del cittadino e allargano eccessivamente i confini dell'illiceità, il cittadino finirà per solidarizzare con quei poteri alternativi che offrono al di fuori della legge una soluzione dei problemi che le istituzioni non riescono a risolvere con metodi legali.
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#9    12 Maggio 2009 - 01:41
 
Paolo Borsellino sosteneva che "quanto più i cittadini sentono vicine le Istituzioni tanto più rispettano le leggi." Per anni, soprattutto nel Meridione, ciò non si è verificato creando quel terreno fertile sul quale la mafia ha potuto svilupparsi offrendo al cittadino, al di fuori della legge, tutte quelle risposte e quelle soluzioni alternative che le Istituzioni non sapevano o non volevano dare.
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